Il “Riscotto”. Un biscotto che sa di risotto

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Per raccontare un prodotto creativo e unico come il Riscotto, ho parlato direttamente con la sua “mamma”: Laura Marchesi. Una chiacchierata che ricorderò a lungo, per come mi ha divertito e per i punti in comune che ho trovato con la mia storia personale.

L’idea che sta dietro a questo speciale biscotto è arrivata per rispondere ad un profondo desiderio di Laura. Voleva creare un prodotto di pasticceria salato ma che fosse legato al suo territorio: Voghera, la sua (e anche la mia) città d’origine. Cercando tra le eccellenze vogheresi, i risotti hanno avuto la meglio: in primis quello Vogherese con i peperoni (presidio SlowFood, quello di Voghera) e successivamente quello allo zafferano (“lumbard” al 100%). 

Dopo aver trovato l’ispirazione, la vera domanda era: come far entrare tutti gli ingredienti di un risotto con i peperoni o con lo zafferano in un delicato biscottino? La ricetta segreta è quella di non demordere mai. Così, tentativo dopo tentativo, Laura è arrivata al risultato finale.

Queste due combinazioni sono state scelte da Laura non solo per i gusti (intriganti e buoni) ma anche per ciò che questi sapori rappresentano. Ovvero le proprie origini, come espressioni tipiche del territorio a cui sente di appartenere. Sono stati scelti i peperoni, grazie all’Istituto Tecnico Agrario Carlo Gallini (uno dei più autorevoli d’Italia) che, ricercando e recuperando le sementi, ne ha rilanciato la coltivazione. Ed è stato scelto lo zafferano d’Oltrepo Pavese, prodotto all’Azienda agricola Fattoria La Robinia di Cesare Malerba, a Mornico Losana.

Come per qualsiasi idea, dietro al processo creativo c’è una bellissima storia che ho sentito molto simile alla mia. Anche io sono affezionata ai piatti di casa, delle tradizioni e delle mie nonne. Laura è sempre stata legata al risotto, che è diventato il suo piatto preferito. A casa sua, le sue nonne lo facevano in tutti i modi: con la zuppa di stagione o con i funghi. Laura, crescendo con questi piatti, ha sempre individuato nel risotto il significato di casa e di famiglia, e il Riscotto rappresenta un affondo nelle sue radici, che l’hanno ispirata e spinta a diventare una gastronoma e una pasticceria d’eccezione. Mi ha raccontato che da piccola riusciva ad indovinare che cosa bollisse nelle pentole delle nonne solo annusando i profumi che sentiva dalla strada, prima ancora di entrare in casa. Puntualmente le dicevano ironicamente “Ti t’è ‘na stria! Mec a t’è fat à induinà?” – non credo di avere scritto giusto le parole in dialetto vogherese ma significano: “Sei una strega! Come hai fatto a indovinare?” 

Ho chiesto a Laura che cosa provasse per questa sua creazione. Mi ha risposto: “Sono soddisfatta, sono una persona che è sempre aperta ai miglioramenti. Quindi, se si dovrà fare una variazione per poterlo migliorare, perché no. Sono orgogliosa di aver creato qualcosa per la mia città. E questa cosa mi fa stare bene.” In chiusura, ho posto la stessa domanda a me stessa. Che cosa ne penso, quindi, del Riscotto? Il mio primo pensiero è di invitarvi a Voghera per assaggiarlo dove è stato concepito, perché vi lascerà senza parole. Quale preferisco io? Il Riscotto allo zafferano, perché mi ricorda il risotto giallo di mia nonna.

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