La Mossa perfetta del vino che conquista il castello

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Da anni il Castello Visconteo di Voghera apre le sue porte a concerti, rievocazioni storiche, letteratura e pittura. Con Iria Vinum, la fortezza ha abbattuto le sue resistenze per la prima volta in assoluto di fronte al fascino disarmante del vino, che conquista il castello. Così il ponte levatoio si è abbassato per omaggiare e accogliere i prodotti del territorio. E per celebrare alcuni matrimoni imprevisti. Per carità, non parlo di unioni last minute con tanto di coppie che si rincorrono tra le strade delle città alla ricerca di un ufficiale che celebri la cerimonia. Parlo degli abbinamenti tra cibo e vino. Un tema trattato allo stremo ma interpretato ad Iria Vinum in “salsa” insolita. Avreste mai detto che le ostriche strizzano l’occhio ai Blanc de noirs dell’Oltrepò? O che uno dei rebus più ardui del mondo del vino – l’abbinamento con il cioccolato fondente – può essere risolto dal Buttafuoco Chinato?  

E che la Mossa con cui il vino è riuscito a superare le difese del castello sia stata… Perfetta? Al netto dei giochi di parole, non si parla di strategie belliche ma di vino, perché la Mossa Perfetta è l’interpretazione univoca che sedici produttori oltrepadani hanno deciso di dare al Bonarda. Per intenderci: solo uve croatina da vigneti collinari, imbottigliata nella «marasca» da aziende agricole a filiera completa, rifermentazione «naturale» e più test di laboratorio. Con la Mossa Perfetta andiamo sul sicuro: il workshop del sabato pomeriggio l’ha proposta in abbinamento al salame di Varzi, l’insaccato ambasciatore della tradizione culinaria della Valle Staffora. Tra gli stand dell’esposizione, non mancava il Consorzio del Varzi. Solo poche righe e sono già emersi momenti e protagonisti del weekend all’insegna dei sapori. 

Perché ne è valsa la pena partecipare, al di là della ricca offerta di sapori? Per le emozioni. Nei quattrocenteschi corridoi del Castello si è consumato un crossover geografico e culinario con i segreti conservati dalle stanze che hanno scritto la storia. Ma soprattutto che l’hanno osservata. Pareti e soffitti sono testimoni dell’evoluzione delle tradizioni gastronomiche che hanno ripreso posto nei luoghi antichi dove il gusto popolare si è intrecciato con i palati nobiliari. Insaccati, vini, riso, pasticceria, amari e bevande servite un tempo sulle tavole dei Visconti e quindi dei Gonzaga, dei francesi e degli austriaci, e che gli affreschi hanno osservato dall’alto registrando l’evoluzione dei prodotti tipici secondo i metodi produttivi dettati dallo sviluppo tecnologico. A loro, però, non possiamo fare domande. E sfidiamo a trovare qualcuno che gliele possa fare. 

Il compito a cui potevano provvedere gli affreschi è stato assunto dalle persone che per tre giorni hanno animato le stanze del Castello. Sono accorsi in tanti, tutti ordinati e osservanti del clima di responsabilità di questi tempi. Il secondo motivo per cui ne è valsa andare è perché ce n’era bisogno. Dopo mesi di convivialità e sorrisi dosati col contagocce, c’era davvero la necessità di un brindisi fuori dalla porta di casa. Per di più in uno dei luoghi più simbolici della capitale dell’Oltrepò. Così è soffiata una brezza di leggerezza. Volete una prova? Eccola.  

Passiamo alle specialità del territorio. Gli stand presenti in Castello erano trenta, venti dei quali in cui il vino era protagonista e dove era in degustazione. Dietro ai banchi si nascondevano volti conosciuti, altri meno riconoscibili dalle mascherine, e non sono mancate le nuove firme. Tra i vari Metodo Classico, Pinot Nero, Bonarda, Buttafuoco, Riesling e Pinot Grigio dell’Oltrepò non è mancato un prodotto dal passato importante e riscoperto con coraggio. La passione verso mondi tra loro eterogenei come la storia, la mixology e il “saper fare” di una volta ha spinto quattro giovani a riscoprire le radici della tradizione degli amari della Certosa di Pavia. I quattro hanno fondato la startup «I Druidi» e da pochi anni producono l’Amaro Carthusia, un infuso a base di erbe officinali spontanee. 

Scoprire che a Pavia si produce cioccolato è stata una felice sorpresa. Da Borgo Priolo viene «Pura Delizia», giovane realtà nata nel 2004 che si occupa di tutte le fasi della filiera della “tavoletta”. Dalla torrefazione delle fave al confezionamento, passando per la tostatura, la macinazione, la granellatura e la lavorazione dell’impasto. Quello che propongono sono prodotti «mono-origine» da otto Paesi esotici diversi: Venezuela, Ecuador, Perù, Papua Nuova Guinea, Vietnam, Tanzania, Repubblica Dominicana e Filippine. Restando ai dolci, non sono mancate le iconiche Offelle, i biscotti originari di Parona che da fine Ottocento tengono alto il nome della Lomellina nelle vetrine delle pasticcerie e sugli scaffali.  

Non solo dolci, tra i biscotti di Iria Vinum. Il «Riscotto» de «I Marchesi di Voghera» è un prodotto di pasticceria salata realizzato con gli ingredienti del risotto alla vogherese. Solo materie prime a chilometro zero, sul bancone dei pasticceri. Il prodotto ha due varianti: allo zafferano di Mornico e al peperone di Voghera. Pensare alla Lomellina significa immaginare distese di campi umidi che riflettono il cielo, interrotte solo da distese color smeraldo e da lunghe strade dritte. È la patria lombarda del riso e, a rappresentare la tradizione del cereale, era presente l’azienda Contiriso. Una realtà familiare tutta al femminile, che lavora ancora con macchinari degli Anni ‘60 per mantenere integre le proprietà organolettiche del chicco. Oltre alle tradizionali Carnaroli, Arborio, Roma e integrale (e altre ancora), le donne di Contiriso propongono le varietà Elettra, Nero Gioiello e Rosso Solitario, dai colori insoliti e dal gusto da scoprire.  

Più ancora delle etichette pluripremiate e della rustica sapienza dei vignaioli artigianali, ciò che più ci ha sorpreso nella ricca offerta enoica è stato il vino di Hello Kitty. Ci ha stregato perché non potevamo immaginare che un’icona universale figlia del Sol Levante così legata all’infanzia fosse legata ai prodotti della terra dell’Oltrepò. A produrre la linea di vini di Hello Kitty è la cantina Torti Dino di Montecalvo Versiggia, che lo esporta in tutto il mondo e in particolare negli Usa, in Giappone e Medio Oriente.  

La storia della collaborazione con Sanrio, l’azienda giapponese che ha ideato e commercializzato il marchio del gattino, è nata nel 2007. In modo del tutto inaspettato, direi. A seguito di un impegno di lavoro, alcuni dirigenti della Sanrio hanno cenato in un ristorante italiano ad Hong Kong. Al momento dell’ordinazione, chiedono uno spumante rosé italiano e così arriva in tavola il rosé Metodo Charmat pinot nero (con una piccola percentuale di chardonnay) di Torti. Una bottiglia che incanta Sanrio per le bollicine semplici e i profumi immediati, che ricordano la fragola, i lamponi, le rose e le caramelle alla frutta. Un vino che restituisce sfumature di rosa anche ad occhi chiusi, che trasmette tenerezza. Probabilmente per questo Sanrio ha contattato la cantina Torti, che da quattordici vendemmie coltiva l’alleanza con Hello Kitty. 

Non sono mancate le eccellenze riconosciute. Presenti le cantine Giorgi con i venti «tre bicchieri» inanellati dai suoi Blanc de Noir, il «giovanissimo» Metodo Classico di Percivalle (9 mesi sui lieviti) e il Club del Buttafuoco Storico con alcune delle etichette più rappresentative di tutto il territorio. Un vino che abbiamo approfondito lo scorso autunno, quando abbiamo viaggiato insieme ad Armando Colombi, direttore del Consorzio, tra le vigne e le cantine che esportano per l’Italia il nome di questo vino letteralmente fatto come una volta. Con un fascino selvaggio e rustico ma allo stesso tempo sottile il Pinot Nero 2015 delle Cantine Bertelegni, generoso il Riesling del Belvedere del Nebiolo, potenti i Pinot Nero di Vigne Olcru. 

Per celebrare il settecentesimo della morte di Dante Alighieri, il Sommo Poeta ha fatto visita al Castello Visconteo con i suoi versi e la sua sagoma inconfondibile. Il «Girone dei golosi nelle officine dei sapori» ha conquistato i grandi, con cui hanno condiviso un aperitivo in piazza, e i piccoli. Proprio i giovani hanno studiato insieme a Dante la geografia dei luoghi in cui è vissuto e che ha disegnato con le parole. Tutto qui? No, perché il Movimento Turismo del Vino ha già scelto Voghera per uno speciale «bis». I prossimi 9, 10 e 11 ottobre il pinot nero occuperà le strade del centro per la seconda edizione di «Cinquanta sfumature di Pinot Nero».

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