Dal pressing al packaging

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Nel settore vitivinicolo il nemico più pericoloso del marketing e della comunicazione sono le presse. Proprio così: quelle enormi scatole metalliche e meccaniche (vanno di moda quelle pneumatiche) che servono per spremere l’uva e ottenere il succo che diventerà vino, dopo opportuna fermentazione. Sono strumenti di lavoro indispensabili, sia certo. Nessuna azienda che si occupa della produzione di vino può permettersi di non averne almeno una. E nella classifica degli acquisti importanti, subito dopo i trattori, vengono proprio loro, le presse. Sono talmente ingombranti (lo sono anche fisicamente) da riuscire a schiacciare ogni velleità che possa riguardare, ad esempio, il rifacimento di un’etichetta, iniziative di promozione, eventi, materiale pubblicitario, e tutta la comunicazione in genere. Prima la pressa. Non ci sono argomenti che reggono il confronto. La pressa stressa. Sotto ogni punto di vista.

Negli articoli che seguiranno nei prossimi mesi su questo avvenente e avvinato blog, proveremo a ribaltare questo karma con argomentazioni chiare e immediate, ben nutrite da esempi pratici. Soprattutto per quanto riguarda le etichette del vino e l’immagine aziendale, parleremo dell’Eleganza della Papera, della Frattalità del Broccolo, della Sinuosità della Calla. Insomma, parleremo di Grande Bellezza e della necessità di reiterare quello che la natura stessa ci insegna. Semplicemente, ma con il crisma delle idee. Così come il tralcio di una vigna centenaria e il germoglio di una barbatella comunicano nel profondo della percezione, cioè dell’anima. Oltre al buono, anche il bello. Come due gemelli inseparabili, affinché una creatura, perché no, commerciale possa crescere rigogliosa. Parleremo inoltre dei concetti di Spazio, Leggibilità e Coerenza della comunicazione. A partire da quel piccolo rettangolo di carta che è l’etichetta di un vino. Sintesi meravigliosa, a volte obbrobriosa (parola desueta ma concreta, dal latino “opprobrium”, per vergogna, disonore e infamia) di storia, cultura, caratteristiche organolettiche, territorio e quant’altro. Come dovrebbe essere. Come dovrebbe apparire. Come dovrebbe comunicare. Parole e immagini, concetti e stili, con equilibrio e gusto, proprio come avviene nel calice con il “prodotto finale”.

Il vino si fa in vigna o si fa in cantina? Annosa e noiosa querelle che può essere facilmente risolta affermando che il vino si fa soprattutto col cervello. Mettendoci la testa ma anche la faccia (un po’ di cuore e anche del fegato). E magari una pressa di ultima generazione, digitale, programmabile, autopulente. Di quelle che gli manca solo la parola. Cosa che non mancherà a noi per mantenere alta la vostra attenzione.

Restate sintonizzati, ne vedremo delle belle (ma anche di brutte, giusto per fare un confronto). 

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