Valtellina, il nebbiolo delle Alpi e i sensi

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Montagne, sono le Alpi: Retiche e Orobie circondano la Valtellina proteggendola dal freddo del Nord, e dall’umidità e inquinamento della pianura. Un intero areale con vette che superano i 3500 metri di altitudine, circondato “d’alti e terribili monti”, come scriveva Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico. Pendii, dirupi e terrazzamenti: nemmeno Bartezzaghi con le sue parole crociate avrebbe potuto immaginare tanta verticalità. Il colore è il verde, la luce ha il sapore dell’oro. Tanti i protagonisti di un ambiente unico: usiamo i sensi per scoprirli e, come in una degustazione alla cieca, attiviamo tutto ciò che ci può regalare immagine e sogno. Pronti a partire? Non serve allacciare le cinture di sicurezza, basta chiudere gli occhi.

Mi senti?

Come un soffio leggero sulla pelle: sono il vento, e accarezzo il fondovalle con il fiume Adda e i vigneti lungo il versante della valle fatto di muretti e terrazzamenti con oltre quaranta chilometri di vigneti. Mi chiamo Breva, e allontano con il mio spirare tutto ciò che può far male alla vite. Regalo salute e benessere alle uve, troverai tutto questo nel vino. Con me non ci saranno umidità, nebbie, ristagni: troverai invece un frutto integro, forte, vigoroso.  Allarga le braccia, sono il Sole: il clima è alpino, ma qui in montagna riesco sempre a splendere, e con il mio calore riscaldo le viti di nebbiolo, e i muretti in cui sono incastonati i ronchi vitati.

Regalo tanto sole quanto quello dell’isola di Pantelleria. Oltre 40 chilometri di paesaggio terrazzato, oggi iscritto nel Registro Nazionale del Paesaggi Storici Rurali del Mipaaf. I muretti sono il sentiero millenario tra cielo e terra, e se li mettessimo in fila arriveremmo a 2500 chilometri di percorsi da fare rigorosamente a piedi. Camminare la terra, come diceva Veronelli, in un dedalo di pendenze che possono arrivare fino al 60%. Durante il periodo invernale la neve ricopre buona parte dei vigneti e come una soffice coperta si integra perfettamente in un ambiente alpino ma dalle caratteristiche mediterranee. In inverno lungo i terrazzamenti è possibile scorgere fichi d’India, che spontaneamente nascono anche a quote oltre i 500 metri.

Un microclima straordinario, che trova nelle pietre dei muretti a secco dei veri e propri accumulatori di benessere: nei periodi più freddi e durante la notte rilasciano il calore accumulato nell’esposizione al sole. Questa volta chiudi le braccia, sono il Freddo: le uve sane non mi temono, perché rilascio loro fresco alternato al calore, e nell’escursione termica l’uva cresce in profumi e aromi. Questo è uno dei vantaggi della viticoltura di montagna.

Adesso togliti le scarpe, sono la Terra: sotto ai tuoi piedi troverai gneiss, micascisti, un po’ di argilla e sabbia per oltre il 70%. È questo sottosuolo particolarmente drenante che contribuisce alla sanità delle uve, in quanto l’acqua non viene trattenuta e non c’è alcun pericolo di ristagno. Milioni di anni fa il territorio era ricoperto da ghiacciai, e con lo scioglimento la roccia si è via via sfaldata, in un patchwork geologico dalle caratteristiche uniche. Dal contatto con le rocce, che spesso affiorano tra i vigneti e sono prossime alle radici delle viti, nasce la salinità dei vini di Valtellina.

E adesso mi presento: mi chiamo Nebbiolo, sono il Nebbiolo delle Alpi: appartengo a una nobile famiglia, e sono un vitigno molto esigente, solo là dove trovo le migliori condizioni dal punto di vista pedoclimatico riesco ad esprimere il meglio di me. Localmente mi chiamano chiavennasca, che nasce dall’espressione di origine dialettale ciù vinasca, ovvero più vinosa, perché dove l’ambiente è favorevole divento più longevo e produttivo. In Valtellina ho trovato suolo, clima, sole e la mano dell’uomo, che mi ha nel tempo addomesticato, consentendo la produzione di vini di eccellenza.

Questi sono i miei figli: il Valtellina Superiore DOCG, che nasce dalla terra, da uve fresche vendemmiate a ottobre inoltrato perché ho una maturazione tardiva, e lo Sforzato di Valtellina DOCG, che nasce dal vento, uno dei rari passiti italiani secchi, da uve lasciate in appassimento per molti giorni nei fruttai valtellinesi. Cinque sorelle sono cresciute dal 1998, e hanno i nomi che ricordano il territorio: Maroggia, da maroch, sasso, Sassella da sasso, Grumello da grumus, Valgella da valicellum, gli avvallamenti del terreno. E l’ultima ha per nome Inferno, perché è la zona più calda e impervia della valle. Il mio colore è rosso rubino di media intensità in gioventù, e tendo al granato e al rosso mattone con l’invecchiamento. Non ho colori intensi, sono un vino sottile dalle eleganti trasparenze. Il tannino è la mia firma nel calice: quelle sensazioni di piacevole astringenza al palato sono generate dall’accumulo di questi polifenoli nobili, concentrati soprattutto nei vinaccioli. Il sorso è aristocratico, leggiadro, pieno e armonioso, con sensazioni aromatiche olfattive che non sono mai prepotenti o invasive: delicati profumi floreali di violetta e rosa canina si alternano a ricordi fruttati di ciliegia e prugna, frutti di bosco come i lamponi e la mora di rovo, accompagnati da spezie come il cardamomo e il cumino, e ancora il ginepro, i chiodi di garofano, il pepe e la cannella. Sfondi di erbe aromatiche e di sottobosco impreziosiscono il corredo olfattivo.

Dopo lunghi periodi di affinamento rilascio altri profumi, che rimandano a sentori resinosi e balsamici, con note di cuoio e affumicature, funghi secchi e legni profumati. Il gusto è molto particolare: in gioventù i tannini sono presenti ma non amari, mentre con l’affinamento acquisisco corpo, eleganza e finezza, in presenza di ottima freschezza. Mi esprimo attraverso un’elevata sapidità, e al palato non sono mai piatto o monotono, con finali di ampia intensità e persistenza. Con me ci sono altri vitigni autoctoni, che i produttori di Valtellina mantengono orgogliosamente in vita: la Rossola Nera, la Pignola Valtellinese, la Brugnola, la Negrera, il Chiavennaschino, il Rossolino Nero, la Merlina e la Berzamina. Si tratta di un patrimonio incredibilmente ricco, che racconta della storia dei vini di Valtellina e rappresenta la volontà di mantenere e preservare la viticoltura del passato.

E adesso apri la bocca, sono il Gusto: la Valtellina e la sua enogastronomia, dove potrai trovare piatti unici ricchi di sapori, aromi, struttura e persistenza, perfetti in abbinamento con i vini valtellinesi. Il grano saraceno è protagonista di tante preparazioni, come i pizzoccheri, gli sciatt, la versione tiranese del chisciöl, la polenta taragna. E ancora i formaggi, come il Valtellina Casera o il Bitto DOP. E infine la bresaola, un prodotto riconosciuto a Indicazione Geografica Protetta IGP. Piatti che appartengono alla tradizione contadina, ma che esprimono un legame col territorio e con tutte le sfumature dei vini.

E infine respira, sono l’Anima. Respira questa terra, avvicinati ai produttori, parla con loro: prova a vedere come ogni giorno con coraggio, passione e responsabilità affrontano il loro mestiere, facendo della sostenibilità ambientale e sociale un punto fermo: per un vino giusto, sano, buono e che fa bene. Non manca nulla.

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