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Respiri di-vini in Valtenesi: un tuffo nell’agriturismo La Guarda

Tempo di lettura: 15 min

«È Valténesi, non Valtenési!». Parola di Hermione Granger, parafrasando la famosa “bacchettata” a Ron Weasley in Harry Potter e la Pietra filosofale. Chi non ha mai avuto il dubbio su come si pronunciasse il nome dei colli adagiati tra Brescia e il Lago di Garda? Sarà la vicinanza del Benaco o il verde smeraldo dei prati che punteggiano boschi, oliveti e vigneti, ma qui, dove nascono i vini e l’olio dell’azienda agricola La Guarda, la luce taglia l’aria con un tono caldo e brillante. Anche a febbraio, quando di solito il Sole diffonde raggi spenti e obliqui.  

Se c’è qualcuno che sente nominare questo territorio per la prima volta, è il momento di inserirlo nella «to do list» dei posti dove trascorrere un weekend. Tanto per cominciare, il Garda è tra le capitali italiane del rosé. Il vino dal colore simbolo di San Valentino, generato dall’abbraccio tra il bianco della purezza e il rosso della passione. Proprio in questa occasione ho fatto visita a Gigi e Francesca, l’anima dietro questa oasi. Non una semplice azienda agricola: un «Agriturismo in cantina», come a loro piace riconoscersi.  La Guarda è un sospiro di-vino a un soffio dal Garda: questo ho pensato, mentre tornavo a casa in auto.

Francesca e Gigi
Oliveti e vigneti della Valtenesi

Il tragitto che porta dal lago verso le colline di Muscoline è una danza tra dolci curve asfaltate da eseguire al volante in «punta di dita». Arrivato a destinazione, Gigi mi dà il benvenuto nell’accogliente casetta per le degustazioni, posizionata sulla sommità della collina e orientata ad ovest e per godere ogni giorno dei colori del sole che tramonta dietro le Prealpi. Gigi esordisce con un pensiero che restituisce molto del clima che si respira a La Guarda. «La degustazione non la intendiamo come un rito istituzionale: è un altro modo per conoscere noi, quello che vogliamo trasmettere e il modo con cui lo facciamo», dice. 

La regola, qui, è restituire lo spirito gioioso del fare e del bere il vino in ogni tipo di esperienza. Anche in quelle dove il vino non è in tavola. Con una fattoria didattica pensata per i più piccoli, un’offerta di laboratori che va dalla vendemmia (diurna e notturna in musica) fino alle visite in frantoio, una panchina gigante panoramica che si erge dai vigneti, una piscina con acqua salata, numerosi tracciati ciclabili e soprattutto quattro appartamenti con camere da letto che godono di vista sul tramonto, La Guarda strizza un occhio a tutti. La costante? La simpatia e la leggerezza che Francesca e Gigi riescono a trasmettere in ogni situazione. I profili social (qui trovi Instagram) dell’agriturismo lo testimoniano e non c’è retorica quando affermo che la passione per quello che fanno emerge sempre.  

Ecco un video che abbiamo realizzato per raccontare l’offerta di questo posto speciale. Per saperne di più, ci risentiamo tra un minuto per continuare il racconto dell’esperienza all’agriturismo La Guarda.

Perfetto nella bella stagione, l’ideale per un fine settimana in inverno: ho provato per crederlo. Anche il Lago di Garda, distante solo dieci minuti di auto, conserva un’atmosfera speciale anche quando cappotti e sciarpe si sostituiscono a costumi da bagno e pedalò. Figuriamoci quando i bagni e la crema solare torneranno protagonisti! 

Il porto di Moniga, a dieci minuti di auto da La Guarda

Quando mi unisco agli altri visitatori di giornata, ci incamminiamo verso la Big Bench del Chiaretto. Inaugurata lo scorso ottobre, la panchina gigante è il posto giusto per scattare una foto in compagnia e godersi un panorama speciale da un palco privilegiato. Per raggiungerla, passiamo tra le viti più vecchie dell’azienda. Si tratta di una vigna di Groppello, l’uva rossa autoctona del Garda bresciano, messa a dimora più di cinquant’anni fa. Dalla panchina si può ammirare il Monte Baldo, il «guardiano» del Lago di Garda, e le cime innevate sopra il Passo del Maniva, che si stagliano oltre le geometrie dei filari di cipressi e vite che disegnano la collina.  

Da qui si possono vedere quasi tutti i nove ettari di vigna di La Guarda. Le uve? Sono quelle tipiche del Garda Classico e della Valténesi: l’autoctono Groppello, il Marzemino, la Barbera e… il Sangiovese. Sorpresi? Bisogna sapere che queste colline rappresentano il punto più a nord d’Italia in cui è coltivato (e inserito in una DOC) uno dei vitigni più celebrati al mondo. La Guarda lo vinifica sia in rosso (l’etichetta si chiama “Sabbioso”) in purezza, sia nel rosé (il Chiaretto) unito alle tre altre uve da secoli coltivate qui.  

Il Monte Baldo sullo sfondo

Tornando verso la casetta delle degustazioni, facciamo slalom nel giardino “degli ulivi”. Le piante sono molto giovani e un giorno offriranno ombra e frutti, e presenteranno quel largo tronco «rugoso» che rende iconici gli ulivi. Oggi ci sono ampi spazi a prato dove i più piccoli possono sbizzarrirsi e che, in alcuni periodi dell’anno, ospitano corsi di yoga. Il giardino fa da anticamera alla piscina salata. Fare il bagno qui è come essere nel loggione più lussuoso di quel teatro che si chiama Valténesi. Restare a mollo nell’acqua o sdraiarsi sui lettini equivale a godersi un panorama speciale da una posizione invidiabile. Da un lato c’è la Val Sabbia e l’orizzonte dove si perde il Sole al tramonto, dall’altro una sottile fascia di bosco che fa da cuscinetto tra il giardino e i vigneti.  

(c) La Guarda


Più guardo questa foto e più vorrei girare le pagine del calendario appeso al muro di quattro mesi, fino ad arrivare all’estate. Quell’estate che, quando è agli sgoccioli, La Guarda vuole celebrare con una vendemmia fatta in compagnia. Sia al mattino, baciati dall’aria fresca, sia di notte, al lume delle torce. Si tratta di un appuntamento speciale, animato da chitarre e cantastorie, come se l’esperienza scaturisse dalla penna di uno scrittore che vuole celebrare la spensieratezza. Un momento adatto a tutti. Anche a chi, in coppia, volesse intrecciare tra i filari le stesse mani con cui ci si scambia una carezza ogni sera.   

(c) Claudio Lazzerini
(c) Claudio Lazzerini

A pochi metri di distanza dalla piscina c’è un rudere che, dal 2022, ospiterà la nuova casa per degustazioni, eventi, pranzi e il punto vendita. Un dislivello di qualche metro fa da anticamera agli orti dove ha trovato sede la piccola fattoria di La Guarda. Qui, gli animali, si chiamano tutti per nome. Non solo quelli domestici, ma anche le galline! Una piccola conca sulla cresta o una peculiarità nel pattern del piumaggio saltano subito all’occhio di Francesca. Lei sa riconoscere le differenze e dedicare un trattamento personalizzato alle sue ospiti! Oltre alle galline ci sono le paperelle, due caprette e un’asina, con cui si possono condividere alcuni momenti e che possono intrattenere i più piccoli. 

Gli appartamenti con vista tramonto
La capretta sembra chiedere dello spumante!

Dall’altro lato della strada sterrata ci sono i quattro appartamenti dell’agriturismo. Ognuno è arredato secondo quattro diversi temi, riproposti nei colori che li contraddistinguono: aria, acqua, terra e fuoco. Il fattore comune è quello degli arredi, che sono rustici e moderni, con un tocco campagnolo a ricordare che, pochi metri sotto i nostri piedi, c’è la cantina dove affinano i vini. A proposito di vino: si dice che l’appetito venga mangiando. Io, però, più aspetto il momento della degustazione e più l’acquolina e la curiosità si presentano al mio palato con la stessa insistenza con cui Sheldon bussa alla porta di Penny in Big Bang Theory. 

Ed eccoci! Elementi in legno e botti vuote utilizzate come arredi contribuiscono, insieme al condizionatore, a dare quel clima di calore che la giornata gelida conserva gelosamente per altri periodi. Il resto lo fa il racconto leggero e dettagliato di Gigi, che ci introduce alla degustazione con un esperimento alla cieca. Francesca ci fornisce una benda da indossare davanti agli occhi e, dentro a calici oscurati, aguzziamo il naso e il gusto per indovinare la tipologia di vino che si nasconde sotto i nostri sguardi mascherati. La giovinezza dei vini ha tratto i degustatori in inganno: nei calici c’erano il Riesling Rismì e il Chiaretto dell’annata 2020, imbottigliati da pochissime settimane. Nel giorno stesso del tradizionale lancio del Chiaretto dell’annata precedente (il 14 febbraio), il rosato gardesano conquista già al primo sorso.

Fragrante e rinfrescante la beva del 105 Spumante rosè ottenuto da uve Sangiovese, che prende il nome dai giorni che passano dalla vendemmia all’imbottigliamento. Gigi lo definisce uno di quei vini «da bere in piedi», per esprimere quanto è facile apprezzarlo: lo confermo! E sono felice che tutti, come me, lo trovano un vino da abbinare alla pizza. 

I rossi si prendono la scena iniziando con il Groppello, vino rosso simbolo della sponda occidentale del Lago di Garda. L’annata 2018 è una pulita e semplice espressione del vitigno che gioca su sentori vinosi, fruttati, eterei e erbacei. Mi ha colpito il Merlot, annata 2018 vinificata in acciaio, che conserva i classici profumi di frutta scura matura ma rilancia il bouquet con sentori di marzapane e invoglia al sorso con una grande freschezza e persistenza. Il Sangiovese in purezza è una sorpresa. È molto diverso dai celebri cugini toscani e del Centro Italia. Non bisogna aspettarsi un vino complesso e profondo ma un’interpretazione originale di uno dei vitigni più celebri e bevuti, figlia di un territorio che è erroneamente dissociato a questo vino. 

Il tagliere che Francesca ci ha servito è proprio ciò che il mio palato stava aspettando. La giardiniera di verdure e la composta di cipolle al Groppello La Guarda sono fatte in casa. Proprio quest’ultima è fantastica accostata in abbinamento al brie di bufala, delicatissimo e cremoso. Compagni di tagliere sono un assaggio di gorgonzola di capra da Vallio Terme, un “dito” di Maniva d’alpeggio e uno stagionato dodici mesi di capra. I salumi sono prodotti a un chilometro da qui. Si tratta di un buon salame con filetto e del lonzino accompagnati da alcune fette di salame fresco.  

È intrigante che tutti i prodotti serviti siano del territorio e mi ha divertito pensare che, quando farò ritorno qui, potrei passare una giornata visitando quei produttori di formaggi che tanto mi hanno emozionato. Il tutto diventa ancora più interessante quando realizzo che Muscoline si trova al centro di una rete di percorsi ciclopedonali. A pochi minuti di viaggio si può imboccare la nuova e sicura ciclabile della Val Sabbia che porta fino a Salò, ma anche percorrere un anello di settanta chilometri che scorre sia su questo percorso sia tra i su e giù delle dolci alture della Valténesi. Lungo il tracciato non mancano i negozi che offrono il servizio di noleggio delle biciclette.

(c) bresciatourism

Per chi preferisce restare coi «piedi per terra», nel territorio di Muscoline è segnalata una rete di sentieri che supera i venti chilometri di lunghezza. Tra i luoghi sfiorati c’è il vicino sito del Lago Lucone, dove nei decenni passati sono stati rinvenuti diversi reperti archeologici preistorici.  

È ormai sera e, prima di rimettermi alla guida, c’è il tempo per fare un giro in cantina. Il congedo è breve e affettuoso: non servono lunghi saluti quando le persone sanno che si tratta di un arrivederci! 

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