16 Novembre 2020

EnoNautilus Blog

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Calici di Stelle a Cortina d’Ampezzo

Tempo di lettura: 12 min

I «Calici di Stelle» hanno riservato il brindisi più alto, quello più vicino alla volta celeste, all’ultimo atto: ad ospitarlo la «perla» custodita da quell’ostrica chiamata Dolomiti, Cortina d’Ampezzo. Un appuntamento irrinunciabile, organizzato da Venezia Eventi (https://www.veneziaeventi.com/), per verificare se all’ombra delle vette bellunesi gli amori escono dal set come negli «Amanti» di Vittorio de Sica, se in valle risuonano ancora le risate del figlio Cristian con i suoi cinepanettoni e l’estro di Alberto Sordi o se per davvero, in auto da Milano all’Hotel Cristallo, ci vogliono solo 2 ore, 54 minuti e 27 secondi come sosteneva il Dogui, all’anagrafe Guido Nicheli. E l’ultimo dubbio è presto sdoganato: dopo tre ore non ero nemmeno arrivato a Belluno.

cortina d'ampezzo

I riferimenti cinematografici e le aspettative sono un palliativo per le ore in autostrada in pianura, che lasciano pieno spazio alla meraviglia quando raggiungo il Cadore, l’anticamera di Cortina. Dai finestrini dell’auto – tutti abbassati – gli occhi sono catturati dalle pareti di dolomia che si intrecciano con le nuvole, con le cime che fanno capolino catturando i raggi del sole che sta volgendo al tramonto. Aveva ragione Dino Buzzati: non sai se queste montagne sono un sogno o meno. 

Arrivo a metà pomeriggio alla mia destinazione, l’Hotel De la Poste. Un veloce saluto accompagnato da due chiacchiere con il proprietario Gherardo Manaigo e via: inizia lo spettacolo.  E lo spettacolo sono anzitutto le persone, perché ancora prima dell’inizio della manifestazione il centralissimo Corso Italia e Piazza Roma sono gremiti di turisti. Chi arriva proprio per i Calici di Stelle, chi da viaggiatore si improvvisa «enoturista», per condividere un’aria frizzante dai toni «olimpici»: le vie sono ancora festanti, piene di bandiere e gagliardetti che celebrano l’ufficializzazione dell’appuntamento olimpico di Milano e Cortina nel 2026.

In questo scenario, alle 17, si aprono le danze. Più di cento etichette, ventiquattro cantine e quattordici banchi di assaggio, di cui undici gestiti direttamente dai produttori venuti da tutto il Nord Italia nell’estremo nord del Veneto. «Stasera è facile perdersi», ho pensato all’inizio dell’evento. Un percorso intuitivo e le indicazioni di Camilla e Beatrice, vigili allo stand di EnoNautilus su Corso Italia, hanno fatto da Virgilio in quello che, per chi ama il vino e le connessioni che crea, si è rivelato un paradiso.

Tanta è l’azione generata da una fetta di Cortina che immagino la portata di persone ed emozioni che potrebbe attrarre un Calici di Stelle organizzato facendo squadra. Nulla, però, toglie valore a un’occasione che risveglia i sensi. Alla vista ci pensano le Dolomiti d’Ampezzo, al gusto e all’olfatto l’offerta di prodotti sulla terrazza dell’hotel. A presentare in prima persona i prodotti, viticoltori da tre regioni. Dalle colline che abbracciano Forlì l’albana e il sangiovese della Tenuta il Plino, che presenta anche il suo Muffato appena imbottigliato, ambiguo al naso e travolgente al palato, da provare. Un’altra chicca dalle colline a sud del Garda, terra della cantina Malavasi, tra i pochi produttori in Italia che vinifica Petit Verdot in purezza.

il terrazzo dell'hotel de la poste

Ma Cortina non è solo da bere. All’angolo più settentrionale della terrazza sono presenti i banchetti del consorzio caseario Piave Dop, puntuali per celebrare un matrimonio con i vini (e acquietare il mio appetito). Assaggi soprattutto del «Vecchio selezione oro», stagionato oltre un anno ma alla mano anche per i palati che non amano i lunghi invecchiamenti.

Direttamente dalla cucina dell’Hotel de la Poste un assortimento di «stuzzichi»: un pomodorino gratinato con formaggio, un involtino di zucchina e salmone, polenta con baccalà mantecato, puccia con speck e un crostino con gamberi e cipolla allietano la mia degustazione. Lo stomaco si fa comunque sentire con un leggero brontolio, ma il palato no, perché sa che mi attendono altri stand.

C’è la cantina veronese Gianni Tessari con i suoi Soave e il metodo classico; i vicentini di Punto Zero, da pochi anni sul mercato ad esportare le potenzialità dei Colli Berici; non poteva mancare il Prosecco con l’azienda agricola Castellalta e le sue bollicine «superiori» dalle colline di Valdobbiadene; colpo di grazia (figurato, e con un accezione solo positiva) la profondità dei rossi e del Recioto della Valpolicella portati nel pieno delle Alpi dalla cantina Clementi.

I Calici di Stelle conquistano anche uno spicchio della città, dove gli spumanti veneti fanno gli onori di casa. A fare da collante tra le due aree di assaggio il banco del Movimento Turismo del Vino gestito direttamente dall’ex presidente nazionale dell’ente Carlo Pietrasanta, a rappresentare undici etichette da nove diverse province. Poi, il trionfo dei Prosecchi. Sorprende la cantina Cima del Pomer, che presenta il suo metodo ancestrale, figlio di una lunga tradizione e portavoce di delicatezza. Non manca la firma di un produttore pesante come Astoria e, a tenere alto il nome della Marca Trevigiana, anche gli ambasciatori delle bollicine Villa Sandi e Sorelle Bronca.

i vini per la festa

Un angolo, però, gioca in trasferta. A completare l’offerta delle bolle i Franciacorta della cantina La Torre, poi i bianchi veronesi della Tenuta Grimaldi, sapidi e minerali, e le rarità liguri proposte da Punta Crena, che presenta il suo Mataossu, un bianco con un’importante vena fresca prodotto esclusivamente nella zona tra Noli e Finale Ligure. Il sole è calato, e dalla cucina provengono i profumi del menu proposto dall’hotel. Sfogliatina di pasta sfoglia con verdure e fonduta al parmigiano, risotto con fiori di zucca e gamberi, stinco di vitello glassato al forno con tortino di patate e un semifreddo al croccantino campeggiano sul menu (e stuzzicano l’appetito così come la mia fantasia, come recita un noto spot pubblicitario), ma per gustarlo a dovere serve tempo, e la strada per casa è ancora lunga. 

Beato chi si ferma la notte, penso: a malincuore, mi rimetto al volante. Ce n’è di tempo lungo l’autostrada per ripensare agli incroci, alle conoscenze, agli spunti che mi hanno lanciato i produttori e all’aria magica di Cortina e delle sue persone, così il percorso si esaurisce velocemente, se non per la disperata ricerca di un benzinaio nella bassa bresciana quando la spia della riserva lampeggia più insistentemente delle luci al neon che caratterizzano le movide più vintage.

Non è tra le avventure che vi propongo caldamente, ma il discorso non vale per tutto ciò che ho vissuto prima. Pensateci, ai prossimi Calici di Stelle. Ma non abbiate fretta: la strada verso le cantine aperte durante la vendemmia è breve e vibrante.