Calici di Stelle in Oltrepo pavese

Calici di Stelle in Oltrepo pavese
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Si avvicina Ferragosto, e il mondo a sud delle Alpi inizia progressivamente ad accarezzare il bottone «pausa» sul computer di bordo.

Non sul mio pannello di controllo, però. Ma non è un male, perché pian piano si avvicinano le notti che abbracciano il 10 agosto, fra le mie preferite di tutto l’anno. Uno spettacolo pieno di generosità, in cui astri venuti da lontano si dissolvono nell’aria sopra le nostre teste per mostrarci quella scia a cui affidiamo la realizzazione dei nostri desideri più intimi.

Quest’anno, però, ho deciso di gustarmi i disegni delle linee bianche nel cielo non steso su un prato o seduto dal balcone di casa, bensì con un calice in mano. E di farlo in una terra per me quasi sconosciuta: l’Oltrepò Pavese.

Così faccio un «coast to coast» dai piedi delle Alpi fino alle pendici degli Appennini, che mi accolgono dopo un viaggio senza riferimenti orografici nel cuore della Pianura Padana. Colline dalle linee gentili, verdeggianti e pettinate dai distesi filari dei vigneti, che mi fanno subito capire di essere nella cornice giusta per i «Calici di Stelle».

La prima tappa è all’Enoteca Regionale della Lombardia, a pochi passi da Broni, situata nel cuscinetto che separa il Po dai rilievi. Un ampio parcheggio fa da anticamera all’accoglienza di Carlo Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo del Vino, alle cui spalle si apre quello che ricorda uno degli «wall of sound» che caratterizzavano i concerti rock degli anni ’80, tradotto all’enologia. Una selezione di centinaia di bottiglie da ogni angolo della Lombardia, dietro di cui il respiro del posto si espande in un ampio cortile che abbraccia decine di tavole imbandite.

Al banco della reception Maria, che mi indica la via lungo i corridoi che si fanno spazio sul tappeto di ghiaia sotto i miei piedi. Davanti a me un coro che si esibisce dal vivo, alla mia sinistra il Sole al tramonto che regala una sensazione di piacevole attesa che se ne va non appena scende la sera, quando si alzano una brezza leggera e i calici, verso lo stesso cielo per cui si brinda. Sotto un porticato in mattoni due punti di assaggio. I bianchi e gli spumanti da un lato; rossi, rosati, passiti e grappe dall’altro. La sorpresa? Il brut metodo classico di Tallarini, un sorso immediato e lungo, di una piacevole complessità.

Quindi ritorno al mio tavolo, dove la cena è in rampa di lancio. Il primo passo per viziare il mio palato? Una tartare di Varzese sormontata da scaglie di tartufo bianco e incorniciata da riduzioni assortite, accompagnata dal San Martino della Battaglia di Selva Podere Capuzza e dall’impattante Sauvignon lecchese di Santa Croce. La musica va avanti e i solisti chiamiamo il coro a completare un quadro intimo e leggero, e a proseguire anche il menu, elaborato ma allo stesso tempo di elegante semplicità. Il tocco di grazia sono i ravioli del Plin ripieni di coniglio e menta con pomodori confit e crumble di mozzarella, abbinati al Bonarda frizzante di Marchese Adorno, e la ciliegina sul tortino (volontario, lo scontato gioco di parole, mi possiate perdonare) proprio un tortino, al mango e cioccolato bianco. Tutto squisito, così intreccio le dita delle mie mani dietro la nuca e rivolgo il mio sguardo al cielo, provando ad intuire i disegni delle meteore nel cielo.

Un’atmosfera spensierata che si replica il giorno dopo, in un contesto molto diverso. A Salice Terme, a pochi chilometri dall’Enoteca regionale, è un ambiente dinamico a ritagliarsi il ruolo da protagonista. Perché la degustazione è itinerante, perché è un paese intero a mobilitarsi, a fare a meno delle auto e a concedersi ai sapori della Lombardia lungo le vie del centro storico. Già dal banco dell’accoglienza, dove trovo Lucilla a darmi il benvenuto, colgo un ambiente vivace e colorato, animato da persone di ogni età che passeggiano, con un calice in mano e in buona compagnia. Lontane dai riflettori, ma visibili a tutti: sono le cinque «isole» di assaggio ai lati del Viale delle Terme, di cui non me ne faccio scappare nemmeno una. A margine della «promenade», che sorge sopra quei percorsi termali già noti dal dodicesimo secolo, vedo i visitatori consultare etichette, confrontarsi e, nei tavoli in cui sono presenti anche i produttori, scambiare idee e giudizi con coloro che il vino l’han seguito dalla vigna alla bottiglia. Io, ad intercettare ogni domanda, alla ricerca del segreto che non recita l’etichetta.

Alla cassa compro un «carnet» di stuzzichini, cinque assaggi da scegliere e consumare in dieci diversi ristoranti. Un esperimento riuscito, perché nella stessa sera sperimento cinque idee diverse di cucina, scopro nuovi locali, e mi diverto nel (cercare di) abbinare il piatto di street food (una quindicina le pietanze in lista) che più mi piace al vino che meglio lo sposa. A sorprendermi il cannolo di pane con burrata e gamberi de «Io&Vale», il raviolo fritto di «Caffè Bagni» e l’azzeccato matrimonio di sapori del burrito di pulled pork che ho assaggiato al «Fra Diavolo». Per gli amanti della cipolla, immancabile un giro da «Casa Garello» per la torta alla cipolla dolce di Breme: il suo gusto batte ogni timore che la scia che vi lascia nel palato possa limitare le vostre interazioni sociali. Gran finale, il gelato al moscato della «Sala dei Gelati».

È mezzanotte passata, e le panchine iniziano a registrare più presenze delle strade, e capisco che sta per scendere il sipario su uno spettacolo dal temperamento mite e spensierato, di quelli che ricaricano le pile e la «dinamo» del sorriso. E capisco come il mio saluto all’Oltrepò sia un arrivederci, in attesa della prossima esperienza all’ombra degli Appennini. Così faccio ritorno a casa, e il desiderio che mi accompagna durante il viaggio è di tornar presto a brindare, sotto le stelle.

Calvin Kloppenburg

In barrique da più di un anno per affinare la mia vocazione al giornalismo, un manubrio e due pedali come compagni di viaggio. Finché un giorno la penna che tengo dietro l’orecchio cade nel calice, che diventa il mio calamaio. Figlio degli anni '90 e delle prealpi orobie - a dispetto del nome -, vivo, raccolgo e racconto esperienze per Enotautilus sin dalla sua nascita. Dalla mia tastiera cronaca, sport ed economia per la stampa locale, dal cuore la passione per diffondere la cultura del vino in tutte le sue declinazioni.

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