Cantine Aperte in Vendemmia da Cantina Storica Il Montù

Cantine Aperte in Vendemmia da Cantina Storica Il Montù

Quest’anno l’estate è come una fenice che rinasce dalle sue ceneri. Perché in un weekend di metà settembre, proprio quando mi aspettavo il primo ballo delle foglie che salutano i rami per abbracciare il suolo, i trenta gradi si riprendono la scena. Tanto che ancor prima di scendere dall’auto ripenso a che razza di pensieri mi girava per la testa quando la mattina, davanti all’armadio, ho scelto di indossare pantaloni e maniche lunghe. E per non farmi mancare nulla, scarpe bianche (sic!). Quando scoprirai il prossimo appuntamento di «Cantine Aperte in Vendemmia» controlla il meteo (e riscopri le scarpe da tennis), prima di fuggire dalla città verso gli angoli più puri, affascinanti e poetici del mondo vitivinicolo lombardo.

Mi sono vestito piuttosto bene perché pensavo che avrei vissuto una giornata da ospite, da osservatore privilegiato del lavoro dei vignaioli. Non è stato solo così. Ho fatto parte a tutti gli effetti di quella squadra che scende in vigna, che coglie i grappoli dalla pianta e li riflette col suo sorriso mentre li tiene in mano. E che – c’è da dirlo, è tra le parti migliori – pranza accanto all’uva appena raccolta. Ora immagino che sia comprensibile il disappunto per le mie sventurate scelte di vestiario. Penso che, se qualcuno mi avesse scattato una foto, sarei somigliato al pilota de «L’aereo più pazzo del mondo».

Con la differenza che, invece di un velivolo da far atterrare, tra le mani avevo una giornata che stava decollando. Proprio come le erte antiche dei colli dell’Oltrepò dalla pianura, a superarla e allo stesso tempo a farne da custode. La perla dove lo staff di EnoNautilus mi ha guidato lo scorso weekend è la Tenuta Tonalini di Montù Beccaria, che è anche sede della cantina storica «Il Montù». Il 1865 che campeggia sul logo della cantina, mi spiega Emanuele Bottiroli, figura chiave della Cantina storica ed esperto di comunicazione, rappresenta l’anno dal quale la famiglia Tonalini intreccia la sua vita con quella delle vigne. E da inizio ‘900 con quella della Cantina sociale di Montù, sodalizio acquisito nel 1910 che Fabio Tonalini ha voluto riprendere per trasformare nell’attuale Cantina storica.

Raggiungo Montù Beccaria in tarda mattinata. Ho giusto il tempo per fare due passi nel negozio delle Tenute Tonalini per stupirmi dell’ampia offerta di vini della cantina (16 diversi prodotti, a cui si sommano una decina di etichette di grappa), prima di spostarmi in auto verso la località Figale. Pochi minuti di viaggio da Montù, ma abbastanza per mozzarmi il fiato. Signori, certi paesaggi non hanno un nonnulla (apprezziate il mio impegnativo a evitare eleganti francesismi) da invidiare ai più popolari e social-friendly panorami toscani o burgundi. Distese di vigneti si sdraiano sulle colline a perdita d’occhio e la mia gioia raddoppia quando la carovana di auto che sto seguendo mette la freccia e si inoltra in una stradina che taglia a metà le coltivazioni.

Dalla base della collina parte un corteo di persone che sale verso la cima, dove, tra filari di pinot nero, sbuca un casolare in cui le tavole sono già imbandite per il pranzo. Per me uno spoiler, per i miei compagni di viaggio una motivazione per vendemmiare meglio. A prendere la scena sono i bambini: tante le famiglie accorse al completo, e l’entusiasmo dei giovani vignaiuoli testimonia come sia ancora pieno di fascino anche per i più piccoli, il rito della raccolta. E tra un grappolo e l’altro, i genitori si improvvisano social media manager dell’attività agricola appena avviata dai figli. Vi assicuro che la vendemmia nelle Tenute Tonalini non è una questione solo per famiglie. Sono numerose le compagnie di amici, giovani e meno, ma anche coppie, di ogni generazione, che si godono una domenica in libertà. E che si scambiano i telefoni per ritrarsi in compagnia delle persone più care, per poi vendemmiare tutti insieme.

Quindici figure massicce difendono la porta. No signori, non è una squadra da rugby, ma le ceste piene di grappoli che, a cerchio, circondano la porta d’ingresso della caratteristica casa di campagna in cima alla collina. E no, non è un romanzo di Cesare Pavese, anche se l’ambientazione (quella paesaggistica) sembra quanto mai vicina. La tavola fa ricredere anche il più scettico: la tovaglia fa da sfondo a focacce e pizze, taglieri di salumi e portate di fesa di faraona farcita accompagnata da giardiniera di verdure, piatti rispettivamente abbinati al sulfureo spumante (metodo Charmat) Intenti, il Bonarda frizzante e il Buttafuoco, tutti rigorosamente a marchio Tonalini. C’è chi approfitta dell’ombra per consumare una siesta, chi ripercorre le foto sui cellulari per rivivere le risate tra i filari, chi stringe nuove conoscenze.

Il tutto per ricaricarsi per il ritorno alla Cantina storica «Il Montù» e alla pigiatura dei grappoli appena raccolti. Proprio come una volta. In prima linea, nuovamente i più piccoli. Gli adulti vengono battuti sul tempo dai più giovani, che aprono le danze. Il terrazzo della cantina si trasforma in una sala da ballo a cielo aperto e i frutti della terra iniziano a tramutarsi in nettare. Non è lunga l’attesa prima di vedere genitori e ventenni puntare con lo sguardo una cesta di grappoli e iniziare a pigiare, intrecciando le braccia con quelle dei propri vicini, sulle spalle. Si completa così una scena bucolica che Virgilio spostati.

Alle quattro del pomeriggio gli assolati pendii passano il testimone alle fresche e spesse mura della cantina, distribuita su tre piani. Così, con la guida di Krystian, figlio del Presidente delle Tenute, Fabio, la visita continua tra botti, tini d’acciaio e gli strumenti della distilleria. Già, perché oltre alla storia delle iconiche botti di rovere da 20 ettolitri, regalate da Re Vittorio Emanuele III alla cantina sociale di Montù e chiamate come le figlie Mafalda (solo questa presente in cantina) e Margherita, e alle tecnologie del laboratorio enochimico microbiologico, c’è anche un’ala interamente dedicata alla produzione delle grappe. I prodotti ricalcano il nome di ogni linea di vino dell’azienda perché vengono realizzati con le vinacce «reduci» dai processi di vinificazione dei singoli vini.

Vini che, una volta riemerso alla luce del sole, diventano i protagonisti in un momento di degustazione, in compagnia di Patryk e Adrian. L’Oltrepò è terra di spumanti, per inciso la prima area a vocazione vitivinicola in Italia a sperimentale e introdurre, nel corso dell’ottocento, il metodo Classico, il processo di produzione tipico degli Champagne. A prendersi la scena sono dapprima il Blanc de Noir, il «Cruasé» e il Rosé de Noir, tutti frutto del Pinot Nero che popola le colline pavesi, presente in tavola anche nella declinazione «bianco frizzante», che si distingue per le sue spiccate note floreali e fruttate. Ma soprattutto per la sua versione rossa «Barone», di grande personalità e che comunica la profonda eleganza del vitigno. A chiudere il cerchio «Mafalda», il Bonarda frizzante, e Tomaso, chiamato così in onore del fondatore delle Tenute, frutto di un blend delle uve rosse più espressive del territorio, invecchiato in rovere.  

I sapori dell’Oltrepò completano il mio ricordo di una première unica, nel libro delle mie esperienze in cantina. L’autunno è appena iniziato, la vendemmia non è ancora giunta al termine, e questo inizio di stagione è previsto essere una felice coda dell’estate. Io, se dovessi avere la domenica libera, so dove andare, o meglio: dove tornare. Proprio dove uno dei capitoli più antichi della storia enologica italiana ha preso inizio.

Calvin Kloppenburg

In barrique da più di un anno per affinare la mia vocazione al giornalismo, un manubrio e due pedali come compagni di viaggio. Finché un giorno la penna che tengo dietro l’orecchio cade nel calice, che diventa il mio calamaio. Figlio degli anni '90 e delle prealpi orobie - a dispetto del nome -, vivo, raccolgo e racconto esperienze per Enotautilus sin dalla sua nascita. Dalla mia tastiera cronaca, sport ed economia per la stampa locale, dal cuore la passione per diffondere la cultura del vino in tutte le sue declinazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *