Un sabato al Castello di Grumello

Un sabato al Castello di Grumello
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Le Prealpi bergamasche rimangono a distanza di sicurezza dalle auto che scorrono sull’autostrada A4, come a far da sfondo. Tranne nei pressi del casello di Grumello, dove uno sperone di roccia, che si colora del verde dei vigneti man mano che sale verso il cielo, tende la mano ai viaggiatori ed attira la mia curiosità. Venti ettari vitati e, ai loro piedi, una fortezza dalle origini che si perdono nella storia.

È il Castello di Grumello, da cui prende il nome la cantina che, dagli anni ’50, ha raccolto la tradizione vitivinicola locale. Della struttura del XIII secolo rimane la posizione; del ‘400 le merlature guelfe e le mura che ospitano araldi e armature medievali con le ottocentesche tecnologie per produrre il vino; del settecento la residenza – di delizia austera, circondata da ippocastani secolari e rivestita di edera – che è stata dimora di conti, marchesi e principi e che, dal 1954, è in dote alla famiglia milanese Reschigna Kettlitz. Le pietre che hanno ospitato il condottiero Bartolomeo Colleoni e secoli di scontri sono state riscattate dalla convivialità del vino di casa, in cui, qui, ci si tuffa tanto quanto nella storia.

Attenzione a far centro, però, e a non seguire il navigatore, che vi manderà fuori strada: immergersi nel castello costerà qualche passo in più a piedi. Per le alte ed eleganti stanze del piano terra mi guida la paziente e cordiale Elena che, dopo avermi illustrato le stratificazioni architettoniche che raccontano la vita del complesso, mi inizia alla degustazione.

Nel salotto, seduto su poltrone centenarie, assaporo gli inviti all’aperitivo che propone il Valcalepio bianco (Chardonnay, Pinot Grigio), fresco e fruttato; la polpa croccante e il cuoio che ricorda il Valcalepio Rosso (Merlot e Cabernet Sauvignon); i profumi profondi ed evoluti del maturo Valcalepio Riserva <<Il Castello>> (qui il Cabernet più presente del Merlot); infine l’irresistibile ed ampio <<bouquet>> olfattivo e gustativo del Moscato passito, fra i più premiati della cantina, ma non solo.

C’è anche un vino che è stato prodotto, per la prima volta al mondo (nel 2015), dal Castello di Grumello. In cantina incontro Elena, che mi mostra una bottiglia di Merera, un rosso per le occasioni più informali, scoperto dai proprietari insieme all’enologo Carlo Zadra indagando le varietà che i contadini del posto hanno coltivato nei secoli, e che oggi risiede in un piccolo appezzamento alle pendici dello strapiombo a nord della roccaforte.

Un mix di profumi e fragranze che prende vita nelle cantine del castello, dove l’odore del mosto si fonde con quello delle pietre secolari, e dove hanno dimora le tonneaux in legno di rovere e di castagno (un tempo utilizzate a Praga, per la produzione della birra), le numerose barriques e i moderni impianti di fermentazione in acciaio inox da cui nascono quasi centomila bottiglie annue.

Per sottolineare – come se non fosse già chiaro – come passato e presente, in questo posto, si abbraccino

Calvin Kloppenburg

In barrique da più di un anno per affinare la mia vocazione al giornalismo, un manubrio e due pedali come compagni di viaggio. Finché un giorno la penna che tengo dietro l’orecchio cade nel calice, che diventa il mio calamaio. Figlio degli anni '90 e delle prealpi orobie - a dispetto del nome -, vivo, raccolgo e racconto esperienze per Enotautilus sin dalla sua nascita. Dalla mia tastiera cronaca, sport ed economia per la stampa locale, dal cuore la passione per diffondere la cultura del vino in tutte le sue declinazioni.

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