19 Settembre 2020

EnoNautilus Blog

Storie ed immagini dagli inventori di EnoNautilus

In visita da Contadi Castaldi

Tempo di lettura: 5 min

Una coppia toscana che spende le sue vacanze al Lago d’Iseo, tre ragazze a regalare un’esperienza per il compleanno di un’amica, una famiglia del posto che vuole scoprire i segreti delle bollicine. Questi, i compagni di viaggio che hanno animato la mia scoperta delle cantine Contadi Castaldi di Adro, fra i produttori più rappresentativi di una delle terre a maggiore trazione spumantistica classica in Italia: la Franciacorta. Visitatori che portano con sé storie l’una diversa dall’altra, così come ogni bottiglia di «metodo classico», che sviluppa la sua storia in autonomia, per presentarsi univoco all’olfatto e al palato di chi lo gusta.

Una produzione che richiede pazienza ed esperienza, con estrema attenzione alla tradizione. La stessa che è seguita da Contadi Castaldi, parte del gruppo Terra Moretti (fra le maggiori società vitivinicole presenti nel Paese), come le molliche per pollicino al di là dello spiccato respiro commerciale dell’azienda. I suoi ambienti sono portavoce del suo legame con il passato, testimoniato da un’ala della cantina che è ospite delle mura dell’antica Fornace Biasca (fondata ad inizio ‘800), e con il presente, rappresentato dai moderni sotterranei, dove ammirare in anteprima un esercito di bottiglie a riposo per prepararsi a conquistare i sensi, immerse in un gelo (almeno così sembra, in confronto al sole estivo che batte all’esterno) silenzioso.

Fresco è anche il vento che arriva dal Lago d’Iseo, scorrendo sopra le torbiere del Sebino dalla Valcamonica, così come la voce delle bollicine. E bastano poche decine di minuti a piedi, per chi ama «stare al passo», per raggiungere la Santella della Costa, chiesetta che sorge su un terrazzo panoramico da cui si può ammirare il lago dal punto più meridionale.

Una cantina giovane, nata alla fine degli anni ’80, che si apre in ambienti ampissimi sotto i boschi le rocce del Monte Alto. Il buio e l’umidità la fanno da padrone nel cuore della cantina, come a confermare l’alone di mistero che le tenui luci alogene incentivano, e come a velare il «saper fare» che la cantina bresciana custodisce gelosamente. Il mistero si declina in un’esperienza affascinante sulle vibrazioni della voce della mia guida Sebastian che, con le sue analisi puntuali e con una retorica coinvolgente e incalzante, fa luce su un mondo discreto, facendo dimenticare che, là fuori, il tempo scorre.

Il momento della degustazione si apre con una vista panoramica sulle colline bresciane, dalle finestre al secondo piano della ex fornace. Una sfilata di bollicine fa il suo ingresso in scena sul bancone del salotto di casa, con i prodotti più rappresentativi del territorio. Come non cominciare dal Brut, biglietto da visita ideale, che accompagna ogni sorso con una traccia di sapidità lunga e piacevole. Il Saten, prerogativa della Franciacorta, rispecchia le anticipazioni fatte durante la visita: «ti invoglia a versarne sempre un filo in più», con un’ampia gamma di profumi e una beva immediata. Poi il Dosaggio Zero, secco e deciso, il “SoulRosè”, dove si fanno spazio i frutti rossi, e un’anticipazione del “SoulSaten” 2015, che si impreziosisce di sentori grazie a una permanenza in cantina doppia rispetto il suo omologo base. A dimostrazione di come il tempo, qui sia dimensione flessibile sia regola invalicabile, è un valore insostituibile.