La festa del Moscato di Scanzo

La festa del Moscato di Scanzo
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Comunicare l’unicità del Moscato di Scanzo ripetendo che la sua superficie di produzione è la Docg più piccola d’Italia è una curiosità sfiziosa, dà l’idea del particolare contesto in cui nasce questa eccellenza enologica, ma dopo un po’ diventa un bell’esercizio di retorica. Un po’ come gli inviti dei professori, alle superiori, per spingerti ad impegnarti sui libri proprio quando eri immerso/a in una cotta di quelle forti. I richiami all’ordine si trasformavano in suoni lontani e trascurabili, della serie «brava prof, hai ragione, ma il mio amore è più forte delle reazioni di ossido riduzione».

Il sentimento, quello che mette d’accordo il profano col sommelier, il secchione con il lavativo, deriva dal fatto che il Moscato di Scanzo è davvero buono. Il Moscato di Scanzo lo amano tutti, proprio tutti. E non lo dico perché sono di casa. Un baffo – e non me ne voglia – a chi continua a (de)cantarlo come vino meditativo. Alla Festa del Moscato di Scanzo, in scena dal 5 all’8 settembre scorsi proprio a Scanzorosciate, il solitario pensare davanti alla scrivania che il passito rosso dovrebbe stimolare si è trasformato in un vortice di socialità e convivialità, di musiche e colori.

Già, rosso, per chi non lo sapesse. Perché non è mancato chi, tra i banchi di assaggio allestiti dalle cantine del Monte Bastia e della Val Serradesca, quando il nettare di Bacco prendeva posto nel calice, pensava (ad alta voce): «Ma ti ho chiesto il passito, mica dovrebbe essere bianco?». Si sorprendevano del colore anche gli stranieri che in passato ho visto scoprire il Moscato di Scanzo, a riprova che serve ancora molto per far conoscere quanto merita questa nobile rarità, amata dalla Londra settecentesca e dagli zar, figlia di un territorio dal carattere schivo e laborioso.

Dal primo pomeriggio del sabato le vie del centro storico di Rosciate, timide e tranquille proprio come i piccoli borghi di provincia, iniziano a riempirsi di persone vivaci, che si muovono come a fare gimkana tra i preparativi. Avete presente quei video musicali in slow motion, con la luce che taglia l’aria, dove tutti sorridono, persino gli addetti ai lavori? Fiction che trovi solo nelle clip di Francesco Lettieri, pensavo. In parte mi sembrava di vivere una situazione analoga, sebbene con il tempo della realtà fisica. Man mano che il sole si avvicina all’orizzonte iniziano a sbucare, attorno al collo dei visitatori, le tracolle che contengono il calice di degustazione.

La soluzione è semplice: con 14 euro si acquista un carnet di 14 coupon, da spendere alle – deliziose – casette di legno dove, per quattro giorni, abitano i 17 produttori che partecipano alla rassegna. A cui si aggiungono tutti gli esercizi commerciali del paese e un gran numero di stand dove assaggiare miele, olio extra vergine d’oliva, dolci, salumi, formaggi ma anche piatti pronti, come il curioso risotto al Moscato di Scanzo. Lungo le vie laboratori e installazioni artistiche, in piazza spettacoli musicali: un concerto jazz e un tributo ai Bee Gees per risvegliare gli appassionati della disco e gli inguaribili romantici, a ricordare le nostalgiche pomiciate sotto la sfera specchiata. Nell’area scuole, invece, un’offerta di attività e laboratori che non lascia tregua ai più piccoli, a confermare come la festa sia proprio per tutte le età.

Non solo Moscato, tra le proposte delle cantine. La grande maggioranza dei produttori propone anche i vini delle Doc Valcalepio e Terre del Colleoni: dal Moscato Giallo (sia nella versione secca sia passito) all’Incrocio Manzoni, dai più tradizionali Chardonnay e Pinot Bianco fino ai rossi, giovani e riserve, principalmente frutto dell’assemblaggio storico Merlot-Cabernet. Alcuni si spingono fino agli spumanti, altri presentano il Moscato di Scanzo «secco», cioè vinificato senza che le uve abbiano subito il tradizionale appassimento che dona un carattere unico al Docg orobico. Ad aprire al pubblico anche una cantina, la Magri Sereno, che accoglie i visitatori per mostrare le botti dove riposano quelle che saranno le delizie del domani. Intanto, dopo le undici, parte dello staff si ritrova in un angolo ad intonare canti popolari in onore del vino. Non mi vorrei sbagliare, ma qualcuno cantava per davvero della «lega di ciochetù». Nessun riferimento politico, tradotto letteralmente: il partito dei beoni, con un’accezione un poco più affettuosa.

Quando la serata inizia ad entrare nel pieno dell’euforia cominciano a vedersi intere compagnie condividere le eleganti bottiglie di Moscato. Slanciate, con etichette ricercate e dai riferimenti all’arte classica, dove sono spesso riportate le figure di Alberico da Rosciate (giurista e letterato del quattordicesimo secolo) e del condottiero Simone da Scanzo. Di nuovo, la meditazione c’entra davvero poco. È festa. Alla mezzanotte si alzano gli auguri dei più giovani: qualcuno deve aver scelto la Festa del Moscato per festeggiare il compleanno.

Proprio mentre è in scena lo scambio di canti e di abbracci, la voce dello speaker della manifestazione annuncia l’imminente chiusura delle casse e dei punti di degustazione. Con le vie del centro che vanno man mano svuotandosi, penso che sia arrivato il tempo di fare bilanci. Il Moscato di Scanzo più interessante? Lo sceglierai tu, l’anno prossimo, immergendoti nel mondo dei sapori bergamaschi più eleganti. Perché scegliere Biava non diventi un ulteriore esercizio retorico.

P.S. Non perdetevi nemmeno Locatelli Caffi, Pagnoncelli Folcieri e i nostri amici de Il Cipresso. Ma non fermatevi a questi. 

Calvin Kloppenburg

In barrique da più di un anno per affinare la mia vocazione al giornalismo, un manubrio e due pedali come compagni di viaggio. Finché un giorno la penna che tengo dietro l’orecchio cade nel calice, che diventa il mio calamaio. Figlio degli anni '90 e delle prealpi orobie - a dispetto del nome -, vivo, raccolgo e racconto esperienze per Enotautilus sin dalla sua nascita. Dalla mia tastiera cronaca, sport ed economia per la stampa locale, dal cuore la passione per diffondere la cultura del vino in tutte le sue declinazioni.

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