14 Luglio 2020

EnoNautilus Blog

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Cosa c’è nella birra artigianale italiana: dal carciofo violetto al pepe nero

Tempo di lettura: 11 min

Meglio la birra o il vino?
E se potessimo avere il meglio dell’una e dell’altro?
Pare questo lo spirito della Johnny Fog, una birra da meditazione di un color ambra carico, invecchiata in botti di barolo nella terra del barolo: le Langhe.

Ivano Astesana, maestro birraio e proprietario del Birrificio della Granda in Piemonte, credits foto Birrificio della Granda

Birre da meditazione, birre spirituali ma tutte con la loro dote musicale

La Johnny Fog è un barley wine, letteralmente un vino di orzo, è a tiratura limitata, come spesso succede per i barley wine e viene affinata in botti che hanno contenuto il prezioso Barolo, in precedenza. Una chicca, insomma!La Johhny Fog del Birrificio della Granda a Lagnasco (Cuneo) non è il loro solo prodotto speciale, perché qui paiono proprio avere un sesto senso per le birre desuete, una vera passione, potremmo dire. E non lo abbiamo notato solo noi di Enonautilus: la rivista americana Forbes ha messo la birra artigianale del Birrificio della Granda tra le 100 eccellenze italiane quest’anno.
Hanno, poi, fatto il bis al Beer and Food Attraction di Rimini con una menzione speciale per la SpirituAle, una birra artigianale chiara, ad alta fermentazione e alto grado alcolico di ispirazione belga che, come racconta il mastro birraio Ivano Astesana, nasce per “quei momenti in cui ti prende la malinconia per qualcuno che non c’è e che vorresti che ci fosse”. Se la malinconia si fa canaglia, la soluzione è affogarla nella SpirtuAle ed ascoltare un blues, come il Midnigt Blues di Liz Green.
Ogni birra artigianale del Birrificio della Granda ha una storia, un appassionato lavoro di creazione e una canzone per raccontarne l’atmosfera e accompagnarne il gusto: dai ritmi di Kalopsia dei Queens of Stone Age con sonorità suadenti perfetta per il gusto luppolato della Xtra-ipa ai toni salati di Water di PJ Harvey che si sposa perfettamente alla Lips ed al suo gusto sapido che sa di limone mentre corre sulla lingua. Un occhio di riguardo anche agli intolleranti al glutine: per i celiaci c’è la birra American Pale EssenziAle , ambrosia dorata da accompagnare alle note di The Highwyman di Arboretum.

Il Manifesto della birra artigianale italiana

Quest’anno quelli della Granda si sono fatti anche promotori di un loro manifesto sulla birra artigianale perché, come racconta Ivano Astesana, occorre fare chiarezza sulla birra craft, la birra artigianale, termine di cui molti gruppi industriali, che di artigianale hanno poco, si impadroniscono. Certo è utile a livello di comunicazione, ma poi il consumatore fa confusione e acquista una birra che di artigiano non ha nulla, se non la dicitura sull’etichetta, perdendo la possibilità di gustarsi quel caleidoscopio di sensazioni che una vera birra artigianale regala.
Insomma, al Birrificio della Granda creano birre artigianali che sanno di buono e suonano come blues e rock. Non male, no?

Le birre del Birrificio Arcadia a Padova, birre artigianali italiane fatte con creatività e passione, credit foto Birrificio Arcadia

Liquirizia, carciofo ma anche pepe nero per le birre di Paolo e Gabriele

Passione per la birra artigianale e per le armonie di sapore anche alla Birra Arcadia di Padova ovvero Paolo Pugin e Gabriele Zanella che, secondo la leggenda, stavano preparando la solita cotta (=mosto di birra) quando si sono resi conto che dalla passione poteva nascere anche il business. Oggi, Paolo e Gabriele continuano a ragionare di birra artigianale e a crearne nella loro gipsy brewery (= non hanno un loro birrificio, ma producono in altri birrifici le loro magiche ricette). Qui nascono la Wilko, la birra alla liquirizia che si sposa perfettamente con i formaggi, ma ai più arditi piacerà provarla anche con i dolci o la Sonny Bill al pepe nero indiano e pompelmo rosa o la incredibile Totò, la birra dal color rubino frutto del carciofo violetto di Sant’Erasmo, isola della laguna veneta che dal Cinquecento è un immenso orto e che ha proprio nel carciofo violetto di Sant’Erasmo, oggi presidio Slow Food, uno dei suoi punti di forza.
Ed anche Paolo e Gabriele vedono nella birra artigianale non solo un prodotto, ma un modo di conoscere persone fantastiche, scoprire storie e prodotti unici e lavorarci con passione e mente e cuore aperto all’esplorazione. Ci credono a tal punto che hanno unito le forze con il laboratorio farmaceutico Foletto, e accanto alla birra si sono messi a creare anche amari e liquori, come il liquore di birra Floky al pino mugo.
Le novità per il 2020? Una birra al cocco e una rossa affumicata al tè nero cinese. Curiosi di scoprire il mondo di Arcadia? Il consiglio migliore è andare a trovare Gabriele e Paolo nel loro piccolo show room dove potrete degustare e scoprire il mondo delle loro birre e dei liquori.

La Fovea, birra di 100% grano duro del Birrificio Rebeers di Foggia, credit foto Rebeers

La birra per i tuoi piatti di pesce? La Fovea

Quelli della Daunia, invece, antica area montuosa della Puglia, la birra artigianale la fanno con il grano duro: è la Fovea di Rebeers che sempre al Beer and Food Attraction 2020 ha avuto buon successo. D’altronde non poteva essere diversamente: ad oggi, Reebers è l’unico birrificio nel mondo a fare la birra con il 100% di grano duro. La birra che ne nasce è color oro, prende il nome dalle antiche fosse in cui veniva tenuto il grano attorno a Foggia e ha dentro tutto il gusto del Tavoliere delle Puglie. Il grano duro è la passione di Michele Solimeo, deus ex machina di Rebeers che da agronomo è diventato mastro birraio. Testardo e determinato, di fronte ai “Non si può” non si è arreso e dopo 3 anni di lavoro è arrivato al malto di grano duro. Oggi, la birra Fovea di grano duro è una realtà: creatività, passione e tanto lavoro.
Ma quando hai a disposizione ingredienti eccellenti, creare diventa anche gioco e quindi, vuoi non giocare ancora unendo le arance della Puglia alla birra? Ecco la Bianca Madeleine che ha dentro orzo, avena, grano duro Senatore Cappelli, ma anche la scorza d’arancia del Gargano IGP e i fiori d’arancio. Come gustare la birra artigianale Fovea? Michele dice che è ottima con i risotti bianchi, il pesce e come aperitivo. Con la frittura di paranza ed il fritto misto invece andate dritti alla Sweetly Blonde: alla fermentazione in tank segue poi una rifermentazione in bottiglia che la rende la birra perfetta per accompagnare i fritti con la sua consistenza cremosa.

Le uve del Moscato di Scanzo, la più piccola DOCG d’Italia, sono alla base della Mùscat, la birra della Cantina Pagnoncelli Folcieri, credit foto Cantina Pagnoncelli Folcieri

Il Moscato e la birra artigianale: si può fare!

E che dire, invece, della birra al mosto di Moscato di Scanzo? Che è buona, ovvio, ma c’è di più.
Per scoprirlo abbiamo chiesto tutto a Francesca Pagnoncelli Folcieri della Cantina Pagnoncelli Folcieri , a Scanzorosciate (BG).
Specializzati nel Moscato di Scanzo, la più piccola DOCG d’Italia, solo 31 ettari, l’idea di fare la birra con il mosto del moscato è stata di un cliente. L’idea è stata così buona, e tale anche la birra che ne è risultata, che quel cliente, Giacomo Masserini, oggi è ricordato nell’etichetta della Mùscat.
Ma come si beve una birra ottenuta da un vino che ha una forte vocazione di vino da meditazione? Siamo di fronte a una birra da meditazione? Francesca ci rassicura che con i suoi 8,5% Mùscat è ottima per tutto il pasto. Altro che birra da meditazione, è una birra da gustare, sempre.
L’esperienza con la birra al Moscato di Scanzo è riuscita così bene che Francesca e C. hanno deciso di raddoppiare la scommessa e è nata anche Sirio, una birra spumantizzata con metodo classico in Franciacorta.
Pronti per assaggiare queste prelibatezze? Bene, allora dovrete anche essere pronti ad andare a visitare la Cantina Pagnoncelli Folcieri, perché, ad eccezione di qualche ristorante, sia Mùscat che Sirio sono vendute solo lì.
Poco male, perché la cantina è in una villa del Seicento da poco entrata nel circuito delle Dimore Storiche d’Italia e quindi il vostro programma prevede: visita alla cantina, degustazione e cena che culmina nelle sale della villa, una immersione totale nella bellezza e nel gusto.