Enonautilus intervista il suo Creatore

Tempo di lettura: 10 min

Nella nuovissima Factory dell’azienda abbiamo parlato con Fabio Sarti, CEO di Vanilla Innovations e ideatore di Enonautilus. Con lui abbiamo discusso dei progetti futuri e degli scenari all’orizzonte.

Nel weekend il sole, nei cieli della Lombardia, si è concesso un po’ di riposo dietro la foschia, lontano dai tanti occhi che lo pregavano di fare capolino. Ieri, però, dei tiepidi raggi sono tornati a splendere . Scommetto che nelle persone che ho incrociato per strada nel raggiungere la nuova Factory di Enonautilus, dietro le mascherine, si allargavano timidi sorrisi, vibranti per questa anticipazione di primavera che prova a offrire un po’ di leggerezza in questo periodo delicato.

Una volta arrivato all’uscio della Factory non è stato necessario bussare, per farmi riconoscere da Fabio e Lorenzo: la porta era già aperta e le persone, qui, si stavano organizzando con la stessa vitalità solare che esprimeva il mattino soleggiato impegnato a baciare Bergamo. Fabio aveva già preparato un posto per me: una breve chiamata per ordinare due caffè al bar in fondo alla strada, quindi si siede anche lui. 

È la prima volta che tra gli ospiti di EnoNautilus non c’è un produttore di vino o di birra, un allevatore o un agricoltore. Stavolta, ai miei microfoni, c’è la mente dietro al progetto: sto parlando di Fabio Sarti, CEO di Vanilla Innovations, Inc. 

Rieccoci, Fabio. Iniziamo da dove ci eravamo lasciati. Nei mesi che hanno preceduto questo momento storico difficile ti ho sentito spesso parlare degli Usa e dell’entusiasmo che provi per la vita in America. Un desiderio che si è tradotto in realtà quando sei riuscito a fondare un’azienda Oltreoceano. Qual è la storia e quali sono le motivazioni che ti hanno portato a questo risultato? 

Innanzitutto saluto tutti i lettori e, seppur virtualmente, do loro il benvenuto in anteprima nella nostra Factory. È un tema a cui tengo particolarmente e che ha radici nel mio passato non solo recente, per cui: andiamo con ordine. Sin da ragazzo ho sognato di trasferirmi negli States. Crescendo ho lavorato, passo dopo passo, perché questo desiderio si trasformasse in realtà. Il progetto, non senza fatica, ha cominciato a concretizzarsi nel novembre del 2019 con la creazione della Vanilla Innovations, Inc.

Fondare quest’azienda è stato un traguardo che presto si è trasformato in un nuovo punto di partenza. Tant’è che avevo pianificato di trasferirmi in America e più precisamente a Miami, in Florida. Poi è successo quello che tutti sappiamo: il mondo si è scontrato contro il CoViD-19 e tutto il pianeta si è ritrovato a riscrivere i suoi piani. I progetti in Florida, che erano già in uno stadio di sviluppo avanzato, hanno subito un rallentamento importante, così come il mio trasferimento. 

Vanilla ha comunque tanti sviluppi in Italia e negli ultimi mesi ti ho osservato mettere testa e cuore nel suo futuro. Di conseguenza, mi sono domandato: non temi che, una volta trasferito negli Usa, i tuoi progetti “italiani” possano passare in secondo piano rispetto alle ambizioni che hai Oltreoceano?  

No, assolutamente no. L’azienda è nata attorno a me e ad altri nomi chiave, sia in America che in Italia. Con queste persone ho costruito una realtà solida e i risultati raggiunti fino ad oggi portano la mia firma tanto quanto la loro. Nello specifico, in Italia, Augusto ed Alessio partecipano da tempo all’identità dell’azienda e hanno dimostrato competenza e precisione nella gestione dei collaboratori e dei progetti. E poi il nord America non è così lontano. Il viaggio in aereo tra l’Italia e gli States dura come quello in auto tra Milano e Napoli. Inoltre, grazie alla nostra natura di smart workers “seriali”, le distanze non esistono. È solo questione di approccio. 

Nonostante le modalità sempre più “smart” verso di cui il mondo del lavoro sta virando, avete investito per aprire la Factory in cui ci troviamo ora e che hai appena inaugurato.  Le due cose non sono in contraddizione? 

No, non lo sono. Noi di Vanilla abbiamo sempre avuto più di un punto di appoggio “fisico”: negli Usa, presso la Regus di Sunny Isles in Florida, e prima ancora a Bergamo ed a Milano. Abbiamo creato uno spazio per sostituire l’ufficio di Bergamo perché necessitavamo di una superficie più ampia che potesse sostenere le evoluzioni dell’azienda.  

“Smart working” non vuol dire semplicemente lavorare da casa. Questa è una definizione che trovo calzante: l’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce «una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati». Dal 15 febbraio, infatti, i nostri collaboratori avranno una flessibilità ancora maggiore e potranno decidere se o quando essere presenti in ufficio e per quanto tempo. 

Voglio sottolineare un’altra cosa: c’è ancora molta confusione sul tema dello smart working. Vanilla elabora e affina da anni un modello di lavoro agile, sostenibile e flessibile che non vogliamo custodire gelosamente entro i nostri “confini” ma bensì, con rispetto, condividere con altre aziende per restituire il nostro modo di vedere il lavoro. Anche per questo motivo abbiamo istituito un servizio apposito dedicato alle aziende con l’obiettivo di chiarire i contorni della materia e metterci al loro servizio eventualmente guidandole, passo dopo passo, alla trasformazione dei processi produttivi e lavorativi da tradizionali a smart/agile. Come dicevo prima: è solo questione di approccio. 

Parliamo di EnoNautilus, progetto di cui ho assistito alla nascita e a cui sono molto affezionato. Prima il sito, il CRM e l’applicazione per smartphone, poi la skill per Amazon Alexa ed ora il servizio di micro logistica ed un e-commerce: quanta carne al fuoco. Che cosa riserva il futuro? 

Bella domanda. È difficile rispondere senza rivelare i nostri piani. La realtà è che abbiamo investito moltissimo nel progetto EnoNautilus e, ad oggi, si tratta di una scommessa che non ha ancora portato i suoi frutti migliori. C’è da dire che EnoNautilus non è il nostro core business, al contrario di molti nostri competitor che, nella cornice storica che stiamo vivendo, si trovano in grande affanno. 

Questo non vuol dire che non stiamo progettando il suo futuro. Tutt’altro. Siamo al lavoro per costruire sempre più contenuti originali, soprattutto audio e video. Da tempo accarezziamo l’idea di aprire una webTV dedicata ai territori, al turismo ed alle esperienze, ma prima di arrivarci arricchiremo il Blog con podcast e video. Eravamo sulla buona strada prima dello scoppio della pandemia e ora stiamo riscoprendo questo nostro pallino: si tratta di una piattaforma integrata, di un tool dedicato al mercato B2B in cui possano operare tutti gli attori che compongono il complesso mercato dell’agrifood: produttori, distributori, horeca e non solo.  

L’ho accennato prima e ti chiedo ora di entrare nello specifico: concentriamoci sul servizio di micro logistica e sull’e-commerce. Come mai hai scelto di concentrare gli sforzi in settori in cui esiste già una costellazione di competitors oltre che veri e propri colossi? 

In poche parole? Perché abbiamo ascoltato i nostri clienti e vogliamo arrivare dove e come gli altri non arrivano. È ormai un anno che, giornalmente, parliamo con i produttori di vino e ciò che abbiamo capito è che spesso, per un produttore medio-piccolo, spedire tre bottiglie ad un acquirente è complicato e costoso. Non tutte le cantine hanno infatti accordi di spedizione con un corriere e spesso si servono di servizi alternativi. 

Così ci siamo messi all’opera e abbiamo valutato alcune partnership con corrieri nazionali ed internazionali. Non è tutto: abbiamo deciso di aprire un magazzino dedicato per ospitare i vini dei nostri clienti, abbiamo assunto personale di magazzino e quindi inaugurato il servizio con alcune cantine che già conosciamo. 

(c) Getty Images

Nel web ci sono una montagna di quelli che un po’ tutti riconosciamo come “supermercati del vino”. Tutti vendono pressappoco gli stessi prodotti, presentati in modo simile e con lo stesso attributo: “eccellenze”. Il nostro intento è di prendere le distanze da questo stereotipo fatto di contenuti preconfezionati e di tag standardizzati. Vogliamo mettere a disposizione un eShop per chi ama le cose buone, sincere e naturali, per tutti i giorni ma anche per le occasioni che vogliamo creare attorno a una compagnia o a un momento speciale: tutto qui. 

Il caffè, da poco arrivato sul tavolo, è ancora bollente quando accarezzo il bicchiere termico. Ne approfitto così per fare amicizia con gli spazi della Factory di Enonautilus e per congedarmi con tranquillità da Fabio: giusto il tempo per assorbire lo spirito con cui Vanilla Innovations si prepara a questo 2021. Un racconto che mi dà la carica, proprio come il sole tiepido che, nella tarda mattinata di un lunedì di fine febbraio, scalda le aiuole brinate e disappanna le lenti dei miei occhiali da vista. A quanti altri quattr’occhi come il sottoscritto capita di doverli togliere in continuazione, di questi tempi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to top
Close