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Gelate di aprile: il vino soffre

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«Brutta storia, brutta». Parafrasando il brano di Fedez che ha spopolato sulle radio, è il mantra che stanno ripetendo i viticoltori vittime delle gelate di aprile. «Vendemmia a rischio» è l’allarme lanciato dall’Associazione Città del Vino alle istituzioni, a cui ha chiesto di attivare lo stato di calamità dove richiesto e di disporre aiuti. La morale è che il mondo del vino sta soffrendo le temperature atipiche di questi giorni.

È indubbio che la crescita del fenomeno delle gelate primaverili sia da ricondurre ai cambiamenti climatici che stanno investendo tutto il pianeta. Gli stessi produttori (lo ha sottolineato, tra gli altri, il Consorzio vini di Montefalco) raccontano che trent’anni fa non era tanto facile assistere alle gelate di aprile quanto oggi. 

In Francia si sono rivisti i fuochi accesi tra i filari della Borgogna e non solo. Una tecnica magnetica di aggettivi contrastanti, che offre uno spettacolo allo stesso tempo poetico e denso di stupore quanto allarmante. Anche in Italia alcuni territori sono corsi ai ripari con i falò. A partire dai viticoltori del Brunello, che hanno acceso fuochi di paglia tra i vigneti di Montalcino. 

I danni delle temperature sotto zero sembrano aver colpito più duramente il Centro Italia. Alcuni esempi: a Calci (Pisa), l’azienda Fattoria San Vito riporta che il gelo ha “bruciato” il 100% dei nuovi impianti e l’80% del Sangiovese e del Merlot. In Umbria – racconta il Consorzio Tutela Vini di Montefalco – si sono registrate minime notturne di -5°, danneggiando lo sviluppo del Grechetto e non solo. Si stimano ingenti danni anche più a sud: l’assessore all’Agricoltura della Campania afferma che il gelo ha danneggiato migliaia di ettari di coltivazioni. 

Anche nelle regioni più settentrionali la colonnina di mercurio si è abbassata sensibilmente. Al Nord, però, lo sviluppo vegetativo delle viti è tendenzialmente più indietro rispetto a quello del Centro. I danni hanno risposto «presente» anche a nord degli Appennini: nella pianura emiliana, i germogli di Lambrusco sono stati “lessati” dal gelo. Falò accesi anche in Alto Adige, nelle Langhe e nei vigneti di pianura del Veneto.  

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