Il vino rosé della Puglia

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Parliamo di vino rosé, ma non andiamo né in Francia e neppure in Franciacorta. E non parliamo né di Cerasuolo, né di Bardolino o del prezioso Calafuria, annoverato tra i 10 migliori rosati del mondo.
Andiamo in Puglia e parliamo di Negramaro e Primitivo di Manduria.
Ma come in Puglia?
Ebbene sì, perché il Nero di Troia, ma anche il Primitivo, declinato in rosé, ed anche in bollicine rosé, sono vini rosati tutti da scoprire.
Con Enonautilus esploriamo il mondo del vino rosé della Puglia, almeno una parte di questo mondo.
A dire il vero, poi, il primo vino rosato imbottigliato nacque proprio in Puglia durante la Seconda Guerra Mondiale: si tratta di un 90% Negroamaro e 10% Malvasia Nera , il Five Roses della Cantina Leone de Castris.

Il vino rosato Five Roses di Leone de Castris, foto di Leone de Castris

Una dinastia per il rosato

Quando il generale americano chiese un vino rosé della Puglia

I Leone de Castris più che una famiglia sono una vera dinastia che può far risalire le proprie origini ai secoli della dominazione spagnola nel Regno di Napoli, prima, e delle Due Sicilie, poi, di cui la Puglia faceva parte, poi.
La storia dei Leone de Castris affonda le radici addirittura nel 1600, ma è il 1943 l’anno del Five Roses, il primo vino rosato italiano ad essere imbottigliato. Di quei tempi imbottigliare e vendere anche il rosso e il bianco non era cosa comune, figuriamoci un rosato.

Il nome Five Roses è in inglese perché il vino rosato era stato imbottigliato su richiesta del responsabile approvvigionamento dell’esercito di liberazione all’indomani dell’8 settembre 1943, ma dentro a quelle Cinque Rose c’è una storia pugliese, perché Cinque Rose è il nome di una contrada di Salice Salentino, dove ha sede La Leone de Castris. Soprattutto dentro il Five Roses c’è la Puglia con il suo Negroamaro.
Un rosato che ha i sapori delle fragole e delle ciliegie e che, manco a dirlo, è perfetto per la frisa.

Dal 1993 poi c’è il Five Roses Anniversario che nasce per celebrare i 50 anni del Five Roses classico. La differenza? La percentuale di uvaggio: il Five Roses classico è 90% Negroamaro 10% Malvasia nera di Lecce, Il Five Roses 77° Anniversario è 80% Negroamaro 20% Malvasia nera di Lecce. Da provare!

Puglia e vino rosso?

Un vino per ogni zona e per ogni clima della Puglia

Certo, se parliamo di Puglia il primo pensiero va più che ai rosé ai vini rossi che hanno tutta la potenza del sole pugliese: un Primitivo di Manduria, un Nero di Troia, un Negramaro. Tutto vero, anzi verissimo.
Ma la Puglia è una regione lunga, come l’Italia. Si allunga dal tacco alla sua punta per 400 chilometri penetrando nel Mediterraneo che lì diventa Adriatico e Ionio e in questo suo estendersi, la Puglia cambia: il suo clima, il suo terreno e anche le sue genti, si dice.

Quindi se nel Sud della Puglia troviamo le Murge, dai terreni argillosi, con i suoi inverni miti e le sue estati calde, con la brezza dell’Egeo e i profumi della macchia mediterranea, al Nord, nella Capitanata, attorno a Foggia, il territorio è sempre argilloso, ma il clima è un pizzico più umido, le escursioni tra giorno e notte più sentite e oltre che il vino rosso, si producono rosati. E non solo sparuti tentativi di fare un vino rosé fermo pugliese, come abbiamo già visto, ma addirittura spumanti rosé con il metodo classico, ovvero la rifermentazione in bottiglia.

Il Salento è una delle zone della Puglia in cui si producono ottimi vini rosati, foto Cristiana Pedrali

Bollicine pugliesi, il metodo classico

Perché non brindare con un rosé pugliese?

Tra le uve che meglio si prestano alla spumantizzazione ci sono il Bombino Bianco per la sua freschezza e proprio con questa uva sono partiti i tre amici pugliesi che hanno aperto la Cantina D’Araprì dalle loro iniziali, Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, nel lontano 1979.
La loro cantina prevede due aree: quella per la vinificazione e quella per l’affinamento sui lieviti. E sui lieviti i loro spumanti ci stanno ben 36 mesi. D’altronde, forse 36 mesi ci staremmo anche noi nei sotterranei della cantina che si snodano per 1000 mq sotto la superficie e che lambiscono le vecchie mura del 1200, le prigioni di due carbonari, le fondamenta di diversi edifici del paese di San Severo. Le bottiglie si affinano ascoltando la storia raccontata da quei muri.

Ma se D’Araprì è partita con il Bombino Bianco non si è di certo fermata a quello.
Nelle sue cuvée il Bombino Bianco, che pare sia arrivato in Puglia con i Cavalieri Templari nel 1200 circa, non manca mai e si unisce, di volta in volta, al Pinot Nero o al Nero di Troia. Una bella accoppiata per uno spumante rosé da gustare è invece Montepulciano con Pinot nero, come nel Brut Rosé, lo spumante più morbido proposto dalla Cantina D’Araprì che dicono sia perfetto per la pasticceria secca, ma non solo.

Il Nero di Troia diventa vino rosato

Imparare a domare i tannini

La Cantina D’Araprì ha aperto le porte agli spumanti della Puglia e da lì un nuovo mondo sta vedendo la luce in materia vini pugliesi.
Ad esempio, la Cantina Borgo Turrito, al limitare del Parco Regionale Bosco Incoronata, lavora a rosato il Nero di Troia riuscendo ad equilibrare la parte tanninica e quella dolce. Il Nero di Troia, infatti, ha una componente tanninica molto marcata che va, in un certo senso, domata per evitare che copra e silenzi del tutto la componente più morbida e dolce dell’uva. A Borgo Turrito ci riescono applicando sia la pressatura soffice delle uve e lasciando il liquido poco sulle bucce sia tramite salasso, pratica poco nota. Il salasso consiste nel prelevare dal basso una quantità variabile del mosto fiore, ovvero il mosto che si ottiene dalla prima torchiatura, e nel vinificarlo senza contatto con le bucce.

Il loro Calarosa ha un colore simile al rosa del pompelmo, leggero, sfuggente e il profumo richiama subito alla mente le rose; da qui il nome Calarosa.
Luca, di Borgo Turrito, lo consiglia con un piatto tipico, la cicoria e il puré di fave, ma a dire il vero anche con i tipici appetizer per un aperitivo e con del sushi fresco è notevole.

Il Calarosa, vino rosato pugliese della cantina Borgo Turrito ottenuto da Nero di Troia, foto Cristiana Pedrali

Insomma, porte aperte al vino rosé della Puglia sia per i produttori che spesso lo ritengono un vino solo per i palati femminili e, quindi, per un pubblico limitato sia agli amanti del vino che vogliono scoprire nuovi aromi e nuovi profumi e che hanno il palato pronto alla diversità in tutte le forme e di tutti i colori. D’altro canto il mondo oggi è sempre più rosé.

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