Lo sai che ogni anno il Giro d’Italia dedica una tappa al vino?

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Il Giro d’Italia è cominciato da quattro giorni e anche quest’anno la Corsa Rosa dedica una tappa al vino. Il Giro non è soltanto una storia itinerante fatta di biciclette, fatica, strade vestite a festa e imprese eroiche elevate a leggenda. Dal 2014, gli organizzatori propongono un giorno di corsa nel nome di una delle denominazioni che costellano lo Stivale. Quale tappa e quale vino sarà omaggiato nella 104ª edizione del Giro d’Italia?  

Mercoledì 19 maggio, in occasione dell’undicesima tappa che porterà il gruppo da Perugia a Montalcino, si celebrerà la Brunello di Montalcino Wine Stage. La frazione misura 162 chilometri, 35 dei quali si sviluppano sulle spettacolari “strade bianche”. Si tratta degli itinerari in terra battuta che disegnano i dolci profili delle Crete Senesi. Una tappa atipica, che può nascondere ogni genere di insidia dietro l’angolo e che gli appassionati non si perderanno di sicuro. 

Purtroppo per gli atleti, non è consigliato per loro sorseggiare un calice di Brunello una volta sorpassata la linea d’arrivo. Per la fortuna degli appassionati, che potranno rimediare al rigido regime alimentare che i corridori devono rispettare durante le tre settimane di corsa. In occasione di questo evento alcune cantine hanno realizzato delle edizioni limitate del loro Brunello, firmato con una speciale etichetta rosa. 

La tradizione delle Wine Stage si è aperta nel 2014, quando il Giro d’Italia ha proposto la cronometro individuale da Barbaresco a Barolo. Non è un mistero quali siano i vini che la Corsa Rosa ha omaggiato in questa occasione (o mi sbaglio?). Nel 2015 e nel 2020 la festa si è spostata sulle colline Unesco, che ospitano le vigne eroiche da cui si ottiene il Prosecco Superiore. In entrambi i casi ha preso luogo una prova a cronometro con arrivo a Valdobbiadene. La prima con partenza da Treviso, la seconda da Conegliano.  

Il Giro d’Italia 2016 ha brindato con la Chianti Classico Stage. Un’altra prova a cronometro individuale, da Radda in Chianti a Greve in Chianti per un totale di 40,5 chilometri. Il Sagrantino di Montefalco è stato il protagonista dell’edizione 2017 con la prova contro le lancette Foligno-Montefalco. Nel 2018 c’è stata l’unica Wine Stage corsa “in linea” sino ad ora. La Franciacorta Stage è terminata con una volata di gruppo a Iseo dopo 150 chilometri, gli ultimi dei su un circuito tra le vigne di pinot nero, pinot bianco, chardonnay ed erbamat. Nel 2019 la pioggia copiosa ha bagnato la Riccione-San Marino, prova contro il tempo organizzata per celebrare il Sangiovese di Romagna.  

Il vincitore del Giro d’Italia 2018 Chris Froome brinda per la vittoria del Giro

Per i più maliziosi (sempre che ci sia bisogno di dirlo), va ricordato che le Wine Stage nascono come risultato di accordi commerciali sottoscritti tra la corsa e gli enti locali. E ci mancherebbe: RCS, la società che organizza la Corsa Rosa, non è una no profit. Nel ciclismo moderno, le località che ospitano le partenze e gli arrivi di tappa (quando la diretta televisiva raggiunge i picchi di audience) contribuiscono ai costi della corsa siglando contratti di partnership. Si tratta di un investimento strategico che Comuni, province, regioni, consorzi o enti di promozione operano per dare visibilità e promuovere il territorio. 

Durante le lunghe ore di diretta del Giro d’Italia, le telecamere indugiano sui paesaggi che ospitano la corsa. Spesso i panorami offerti dalle immagini stradali sono i primi ambasciatori delle bellezze paesaggistiche e architettoniche del nostro Paese. Alla copertura audiovisiva si aggiungono i contenuti proposti in grafica, durante le telecronache e sul sito. Per decine di anni il meccanismo ha funzionato con l’obiettivo di capitalizzare questa visibilità in chiave turistica. Le Wine Stage offrono l’opportunità di promuovere nel mondo le bontà e le particolarità enoiche che solo l’Italia può vantare. Le immagini del Giro d’Italia arrivano infatti in quasi 190 Paesi, sia in tivù che in streaming. 

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