Nasce il Canelli Docg

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Canelli non sarà più una “semplice” sottozona del Moscato d’Asti. Con il voto unanime del Comitato Nazionale Vini Dop e Igt, è stato approvato ieri il disciplinare della nuova Docg piemontese, completando il processo di “emancipazione” iniziato quasi dieci anni fa. Per mutuare un termine del mondo della comunicazione e dell’industria, l’operazione si può definire uno spin-off. Ma non fino in fondo.  

Nel panorama produttivo lo spin-off è un soggetto indipendente creato ex novo. Il mondo del vino, invece, ci ha abituato all’idea che le novità si facciano strada come le macchinine a molla: facendole andare all’indietro. Cioè viaggiando nel passato delle tradizioni o studiando la storia e le differenze genetiche di una varietà. Il Canelli Docg non è da meno.  

Il moscato bianco, da cui si produce in purezza questo vino, era noto un tempo in Piemonte come moscato di Canelli proprio per l’elevata diffusione della varietà nel basso astigiano. Nell’ottocento sono state effettuate proprio in questa zona le prime sperimentazioni spumantistiche italiane. Le prime bollicine piemontesi si devono a Carlo Gancia, che nel 1850 sperimentò a Canelli la spumantizzazione con metodo champenoise con le uve locali.  

Il Canelli Docg si differenzierà dalla sottozona della Docg Moscato d’Asti per resa, zona di produzione e modalità di raccolta dell’uva. La nuova denominazione insisterà su 18 Comuni dell’astigiano e del cuneese anziché sui 23 della sottozona. Non sarà possibile ottenere rese maggiori a 95 quintali l’ettaro e la vendemmia deve essere effettuata rigorosamente a mano.  Solo terreni ben esposti tra i 165 e i 500 metri sul livello del mare, ad eccezione dei pendii superiori al 25% sopra i 400 metri.

L’Associazione Produttori Moscato Canelli – © Andrea Pesce

La sottozona Canelli è riconosciuta da soli dieci anni. Un risultato per cui ha avuto un ruolo l’Associazione Produttori Moscato Canelli, nata – scrive sul suo sito – per individuare uno standard superiore di qualità del vino prodotto con l’uva moscato d’Asti. L’ipotesi di costituire una Docg a parte germoglia nel 2012. Nasce quindi un gruppo tecnico per effettuare indagini di carattere legislativo, agronomico ed enologico. Nel 2019 il Consorzio dell’Asti e Moscato d’Asti autorizza lo spin-off del Canelli. Che cosa manca perché l’iter legislativo si concluda? La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e il riconoscimento dell’Ue a Bruxelles. 

Come si produrrà il Canelli Docg? Dalle uve moscato bianco si ottiene per soffice spremitura il mosto. Una volta reso limpido, sosta a bassa temperatura sino al momento della fermentazione in autoclave, secondo il metodo Charmat. La fermentazione è parziale, così il vino mantiene una naturale dolcezza dovuta ai propri zuccheri. Non è addizionato di zuccheri né di C02. 

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