18 Ottobre 2020

EnoNautilus Blog

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Il Tuccanese, il vino spigoloso dell’Architetto Guidacci

Tempo di lettura: 4 min

È un vino spigoloso – racconta l’architetto Leonardo Guidacci nello studio cantina, proprio in centro ad Orsara (FG), nei Monti Dauni.
Solo un architetto contagiato dalla passione per il vino potrebbe usare il termine spigolo per un vino, vero?
Eppure il Tuccanese, è così, spigoloso.

Il Tuccanese, il vino della Daunia

È un vino che ha un suo carattere e non ha compromessi di sorta.
Forse è per quello che si stava perdendone la tradizione anche qui, a Orsara.
Ed invece grazie all’architetto Guidacci ed a pochi altri produttori, qualcosa, lentamente, si sta muovendo.

Poco noto ai più, il Tuccanese è un vitigno quasi sconosciuto ed il vino prodotto si beveva, fino agli anni ’80, solo in questa area dei Monti Dauni. Per lo più produzioni locali per l’auto consumo, vigne di famiglia che cingevano i fianchi dei monti.

Piccolo, ma con un carattere deciso

Il grappolo ha piccole dimensioni, è resistente e matura tra fine settembre e i primi di ottobre, quando ormai l’estate ha lasciato definitivamente il tempo all’autunno, ai raccolti ed alle vendemmie, appunto.
La sua bacca è nera ed il vino che se ne ottiene e ha in sé i colori dell’ultimo sole estivo al tramonto, proprio l’attimo prima che si inabissi all’orizzonte, il colore del rubino scuro.
In bocca ha un corpo abbastanza pieno con una buona acidità che fa supporre possa, poi, sostenere la prova del tempo ed invecchiare bene.
Un bicchiere di Tuccanese ha dentro i profumi fruttati del sottobosco e, al palato, come anticipato, non ammette scuse: gusto pieno e deciso con punte acide.

Le bottiglie di vino Tuccanese nella cantina dell’architetto Guidacci a Orsara, Puglia. Foto Cristiana Pedrali

Test del DNA per il Tuccanese

Una vigna di famiglia a Tuccanese ormai quasi abbandonata è stato il punto di origine di questa vicenda di recupero di un’uva, del suo vino, ma anche di una storia che si avvinghia a quella del territorio.
Che uva sia il Tuccanese, da dove venga è ben difficile dirlo.
Qualcuno ipotizzava fosse un clone del Perricone siciliano arrivato nei Monti Dauni forse a seguito di una famiglia della piccola nobiltà degli Angioini nel XIV sec, altri propendevano per il Piedirosso campano, poi uno studio sul DNA dell’Unità di ricerca uva da tavola e viticoltura di Turi (BA) ha svelato il mistero: pare che il Tuccanese sia un clone del Sangiovese, ovvero sia una declinazione tutta nostrana, se ci passate la licenza, del Sangiovese.

Arrivato nei Monti Dauni probabilmente dalla Campania, il Sangiovese ha trovato il terreno argilloso e il microclima adatto per prosperare tra i 500 e i 600 metri di altitudine e per assumere caratteristiche proprie ed evolversi in Tuccanese, appunto.

Oggi, l’architetto Guidacci, guidato dall’enologo foggiano Mauro Cappabianca, lo coltiva e produce due vini:

  • il Magliano, dal nome della contrada dove si trova la vigna, che è una IGP (Identificazione Geografica Protetta ) prodotto con 100% uve Tuccanese, quindi se volete sentire tutta la forza di questo vitigno, dovete orientarvi qui. Le uve sono raccolte a mano, lasciate a macerare a 26°C e fanno poi 8 mesi in barrique.
  • il Ripalonga che è, invece, un assemblaggio di 80% Tuccanese e 20% Aglianico, sempre da uve raccolte a mano e lasciate macerare 10 gg per poi fare 6 mesi in botti di rovere

Una cantina interamente scavata nel tufo

Ma se passate da Orsara, il borgo dei Monti Dauni che ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club che distingue i comuni dell’entroterra per l’accoglienza e il titolo di Comune fiorito d’Italia, unico borgo pugliese a oggi, il Tuccanese andate a scoprirlo proprio nella cantina studio dell’architetto Leonardo Guidacci, perché tra disegni e accessori da vero creativo (sedie di legno recuperate da un vecchio cinema, vecchie locandine e stampe) sotto, sotto, arriverete alla cantina che è stata interamente scavata nel tufo.
Una vera cava di tufo che, guarda caso, ben si presta a conservare le bottiglie di Magliano e di Ripalonga che qui stanno al buio e a una temperatura costante di 15°C. E anche voi, se capiterete a Orsara in primavera inoltrata e estate, godrete senza dubbio del refrigerio di quei 15°C, magari gustando il vino spigoloso dell’architetto Guidacci.