16 Novembre 2020

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Il Lugana: il vino bianco del Lago di Garda si fa in 5

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Se dici Lugana la mente va veloce al vino bianco che accompagna il pesce, magari quello del Lago di Garda, sua patria d’elezione, tra l’altro ed è tutto giusto, ma come sempre c’è di più.

Ci sono di certo gli ettari di produzione, passati dai 394 del 1988 ai 2217 del 2017, c’è il Lago di Garda che crea quel microclima perfetto per le uve, con inverni miti ed estati allietate da una leggera brezza, c’è la terra calcarea di quest’area difficile da lavorare e poi ci sono loro, i Lugana, il frutto della combinazione degli elementi sopra indicati e della mano dell’uomo.

Bicchieri per degustazione Lugana
Vini Lugana, il bianco del Lago di Garda


In quest’area a cavallo tra Verona e Brescia, quindi tra Lombardia e Veneto, si racconta che si producesse vino, o qualcosa di simile se non vogliamo usare questo termine, fin dall’età del Bronzo (3.400 – 600 a.C). Isabella d’Este, siamo nel Cinquecento, pare abbia assaggiato delle bellissime uve presso i resti romani del Lago di Garda e non sono forse bellissimi i grappoli compatti e dai riflessi quasi dorati della Turbiana? Ma la prima menzione storica di Lugana, o meglio di un vino gagliardo e soave della fangosa Lugana risalirebbe al 1693 ed alle Memorie Bresciane di Ottavio Rossi, archeologo e fine rimatore bresciano. Da queste nobili referenze e attribuzioni, facciamo ora un balzo avanti ed arriviamo al 1967, quando il Lugana ottiene, primo vino in Lombardia, la D.O.C., la Denominazione di Origine Controllata.

Il Lugana è prodotto con uve Turbiana, un parente stretto del Trebbiano di Soave che però poggia su territori vulcanici, mentre qui siamo in terra di sedimenti morenici e di argille, come già detto. La Turbiana è meno produttiva di altri Trebbiani, ha un bel grappolo compatto e polpa leggermente acidula. Sebbene da disciplinare siano ammessi fino al 10% di altri vitigni bianchi non aromatici, i produttori stanno muovendosi tutti verso l’uso esclusivo della Turbiana. Questo, però, non significa che il Lugana manchi di variazioni e di diverse declinazioni e che, assagiatone uno, assaggiati tutti. Sarebbe un grave errore.

Il Lugana presenta diverse personalità a partire dal territorio di produzione che è limitato a questo piccolo lembo a sud del Lago di Garda, ma che presenta un’ampia varietà. Il territorio del vino Lugana è in gran parte argilloso e fa parte di un anfiteatro morenico originato dal ritirarsi dei ghiacciai che un tempo ricoprivano l’area del lago, ma con alcune distinzioni importanti: a nord dell’area, ad esempio, ci sono argille più compatte che lasciano spazio, muovendosi verso sud, a terreni più sabbiosi e più piatti. Questa diversità di terreno si traduce in diversi gradi di complessità e di sapidità man mano che ci si muove dalla prossimità del lago alle aree più distanti, verso Pozzolengo e Lonato, in territorio bresciano. E se questa diversità di territorio non fosse già di per sé all’origine di uve, e quindi di vini, diversi, pensiamo alla componente umana: le lavorazioni, l’esperienza e le decisioni variano e danno luogo, anche esse, a ulteriori caratteri diversi.

Il Lugana propriamente detto rappresenta in termini quantitativi la maggior produzione del territorio, con il 98% delle bottiglie prodotte nel territorio. Vale tuttavia la pena di scoprire anche le altre 4 varietà di vino Lugana: ebbene sì, da una sola uva e in un unico territorio, l’abilità dei viticoltori e dei produttori è tale da ottenere ben altre 4 varietà.

Entriamo nel dettaglio:

Il vino Lugana base che ha colore giallo con riflessi verdognoli, profumi freschi e floreali e un gusto fresco ed agrumato.

Il Lugana Superiore, che affina almeno un anno dalla data di vendemmia, ha un colore dai riflessi più intensi e un sapore in cui si possono rintracciare note di nocciola e di legno, ma soprattutto una sapidità sconosciuta alla versione base. In cantina può benissimo restare per altri 5/6 anni.

Il Lugana Riserva, naturale evoluzione del Lugana superiore, invecchia per almeno 24 mesi di cui 6 in bottiglia. Colori più intensi e sapori in cui la sapidità è avvolgente e si rintracciano anche sapori balsamici. Anche il Riserva come il Superiore supera la prova cantina dove può riposare per altri 8/10 anni.

Il Lugana Vendemmia Tardiva che, come dice il nome, è frutto della vendemmia di uve tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre. Le uve più ricche e concentrate regalano sentori più morbidi dei sui colleghi, ma non si pensi al tipico passito dolce perché lo zucchero e controbilanciato dall’acidità.

Infine, il Lugana Spumante, ultimo, ma non meno interessante. Il Lugana Spumante è prodotto sia con metodo classico che metodo Charmat. I due metodi danno luogo a due profili diversi: il primo è uno spumante dal perlage meno brioso e dal sapore complesso mentre il secondo è più fresco e dal perlage più dinamico.

Una bottiglia di vino Lugana e alcuni bicchieri
Il Lugana Riserva della Cantina Zenato

Quasi tutte le cantine del Lugana non si limitano solo alla produzione ed alla distribuzione del vino, ma sono, o meglio erano data l’emergenza attuale, in prima fila nella promozione del Lugana grazie alle visite alle cantine. Da quelle fronte lago, come la Cantina Corte Sermana a Peschiera del Garda, che vanta vigneti con superba vista delle acque blu del Garda, appunto, alla Ca’ Lojera che, secondo la leggenda sarebbe una casa dei lupi che, sempre secondo la suddetta leggenda, avrebbero fatto da guardia ai rifugi di contrabbandieri lungo i corsi d’acqua che collegavano il Lago di Garda con il Laghetto del Frassino. Ma da non perdere di certo è la visita a Azienda Agricola Cobue che, al suo interno, ha una deliziosa piccola cappella con ancora il rosone multicolorato visibile.

A sostenere gli sforzi dei vignaioli e delle cantine del Lugana c’è il Consorzio del Lugana, impegnato ormai dal lontano 1990 a sostenere, disciplinare e promuovere questo vino. Attenti, preparati e sempre all’erta, non solo si devono a loro le modifiche del disciplinare per poter includere il Lugana spumante, il Lugana Riserva e il Lugana Vendemmia Tardiva, ma anche le scelte strategiche volte a tutelare l’eccellenza e la reputazione del Lugana.

Una bottiglia di vino Lugana
Il Lugana della Tenuta Olivini

Nel 2020, ad esempio, a fronte di una produzione eccezionale, ma ad un calo della domanda legata alla presente situazione di emergenza che ha colpito il reparto della ristorazione, il Consorzio Tutela del Lugana ha stabilito che il 15% della produzione vada in stoccaggio. Una scelta che non imprigiona, poiché lo stoccaggio è reversibile, ma preserva la qualità del prodotto e la sua percezione agli occhi del pubblico.

Un ecosistema complesso fatto da ambiente e uomo, ma anche molte donne, per curare, sostenere e promuovere una realtà tutta da scoprire.